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20/12/2012

Messa Natalizia all'ILVA di Taranto



Carissimi lavoratori dell’ Ilva,

stiamo celebrando questa S. Messa in mezzo a voi nello stesso luogo dove Papa Paolo VI venne la notte di Natale del 1968, e faccio mie queste sue parole:

«Volentieri abbiamo voluto venire a trovarvi e a salutarvi prima di celebrare la Messa di Natale per dirvi che vi portiamo nel cuore e pregheremo per voi, per le vostre persone, per il vostro destino di operai e di cittadini, di uomini e di cristiani.»

Inoltre, sono illuminanti e d’impressionante attualità le parole che Paolo VI rivolse ai cinquemila tarantini che il 25 gennaio 1969 erano andati a Roma per ringraziarlo della sua visita nella nostra città:

«Ciò che adesso fa più parlare è la contestazione. Noi vi consegniamo non la contestazione, ma la collaborazione. Collaborazione! Provatevi, provatevi a lavorare insieme […]. Lavoriamo insieme per costruire una bella città degli uomini e una bella città di Dio, ove i cristiani si trovino fratelli e cittadini».


Nel Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato c’è una parola di Fede su cui converrebbe riflettere seriamente: «Nulla è impossibile a Dio » In questa stessa direzione furono le parole che Giovanni Paolo II, in visita a Taranto nell’ottobre 1989, pronunciò ai Tarantini:

«… le incertezze e i problemi dell’oggi non devono far cadere la speranza. Cercate e trovate motivi di fiducia nella vostra forza di volontà ...» .

E’ per me e per ciascuno di voi una grande “Provvidenza” l’essere qui nel vostro luogo di lavoro a pochi giorni dal Santo Natale a pregare insieme attorno a questo altare per chiedere al Signore il dono della “Collaborazione”, della Fede (nulla è impossibile a Dio) e della “Forza di volontà” per questo nostro stabilimento, per questa nostra città e per la salvaguardia del creato.

Ritengo che questo S. Natale 2012 sia particolarmente in sintonia con la situazione di difficoltà e di precarietà che caratterizzò la nascita di nostro Signore Gesù Cristo che avvenne nella grotta di Betlemme in condizioni di estrema povertà e di tanta ansia e preoccupazione. Io non sono un tecnico, non sono un politico, ma sono il vostro cappellano ed esercito il mio ministero sacerdotale in mezzo a voi annunziando il “Vangelo”.


Compito della Chiesa non è trovare soluzioni, ma farsi la domanda: "Che farebbe Gesù al nostro posto?"

Gesù sta dalla parte dei deboli, così come ha testimoniato il nostro Arcivescovo S.E. Mons. Filippo Santoro che è stato vicino ai lavoratori e agli ammalati. Nella sua omelia in occasione del funerale del giovane Francesco Zaccaria ha detto tra l’altro:

«Ho chiesto la preghiera al Santo Padre che si è mostrato sempre sensibile al dramma della nostra città perché si potesse trovare una soluzione giusta al problema della salute dell’ambiente e del lavoro. Intorno a Francesco siamo tutti solidali e di qui dobbiamo ripartire: dalla solidarietà che ci dà speranza. Diciamolo chiaramente: la nostra città è divisa, lacerata. Tra chi sostiene il lavoro e la continuità della produzione e chi sostiene la causa della salute e chi si defila nelle teorie e nell’ indifferenza perché la cosa non lo tocca nella malattia o nello stipendio. Questi valori, il lavoro e la salute non si possono opporre, ma dobbiamo ripartire da qualcosa che li metta insieme. E questo è la solidarietà. E’ quanto ci insegna Francesco intorno al quale siamo tutti riuniti. La speranza per la nostra città riparte dall’ unità. Per questo il sacrificio di Claudio e di Francesco non sono stati vani. Il mistero infinito dell’ amore di Gesù e la solidarietà che da lui nascono ci fanno sperare.»

Dunque ci domandiamo: “Chi sono i deboli in questa fase?” i deboli sono tutti coloro che si sentono “smarriti”, in difficoltà nel stabilire le priorità, nel decidere dove è il bene, quale è il bene: è la Babele del nostro tempo! Dobbiamo riprendere fiducia in Dio, Lui ci saprà guidare, osserviamo la Sua Vita e saprà darci l’orientamento del nostro agire. Nemmeno percosso ha mai usato violenza verso alcuno, anzi ha rimproverato i suoi quando hanno messo mano alle armi per sottrarlo alla croce. Quindi, partiamo dal non usare nemmeno aggressione verbale tra di noi: quelli che parlano di salute non devono fare violenza sugli altri, così pure quelli che parlano di lavoro non possono fare violenza su coloro che tutelano gli ammalati.

I problemi dell’ambiente sono di estrema evidenza, purtroppo occorre tempo per risolverli, ed occorre un atteggiamento di speranza e cooperativo! Il rischio che si corre è la perdita della visione generale e la crescita di visioni particolari.

Oggi Taranto è l’emblema di una situazione generale: se l’esigenza di risolvere i problemi insieme parte da Taranto, dopo, “contagerà” tutti ! E non solo sul problema dell’ambiente, ma su tanti altri problemi. Già un antico filosofo aveva affermato che il bene di sua natura ha una specie di forza contagiosa, cioè non rimane chiuso in sé stesso, ma trabocca e si diffonde.

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», sia il monito evangelico che ci guidi verso la speranza: è l’invito ad andare avanti, a darsi delle regole, ma non basta perché ci vuole sempre quel qualcosa in più che nasce dall’amore e dalla fede: mettere al centro Dio significa trovare la salvezza.

E se ognuno di noi si accorge di avere bisogno di perdono, tenendo gli occhi sul volto di Gesù rimeditiamo e sentiamo rivolte a noi le sue parole:

«"Donna, … nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più"». Gv. (8,1-11)





[G. Melaragni]



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