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Scheda n.6 - Vocazione e vocazioni (F. Cavaggioni)






FdM: vocazione e vocazioni


Sulla Famiglia del Murialdo, in Congregazione, si sono prodotte già molte deliberazioni autorevoli (capitoli e circolari), riflessioni a vario livello e percorsi validi ed entusiasmanti (CG XXI 1.2.6), ma forse più che cercare di definire che cos’è e chi ne fa parte, è più produttivo e ricco di conseguenze approfondire lo spirito per cui ci si sente di appartenere alla FdM. E lo spirito è dato dalla vocazione e dalla comunione.


La vocazione conduce immediatamente al concetto di “chiamata”. Su ciascuno di noi si è posato, da sempre, lo sguardo di predilezione di Dio e ci coglie nella nostra quotidianità per farci un dono: sotto il fico (Gv 1,48), oppure mentre gettiamo o riassettiamo le reti (Mt 4,18-22), o mentre traffichiamo nella nostra attività (Mc 2,14), ecc; e il dono è la chiamata alla santità che si realizza amando, e sentendoci amati. Il Sup. Prov. descrivendo il suo servizio e quello del suo consiglio, scrive: “All’inizio non ci siamo noi con i nostri programmi e le nostre idee, ma un dono di Dio che abbiamo accolto e che ci abilita ad accogliere a nostra volta. Certo fa parte del nostro cammino anche la fragilità e la consapevolezza del limite, ma non può venir meno la speranza di una risposta fedele, totale, radicale. Gabriel Marcel diceva: ‘Disperare di me o disperare di noi, è essenzialmente disperare di Te’. Il problema di fondo è la fede”. (Libro della Provincia p. 79, Scelti per scegliere, amati per amare).


La chiamata-dono l’abbiamo colta attraverso un incontro: l’incontro con un santo (S. Leonardo Murialdo) che ha incarnato un carisma e che ce lo ha lasciato in eredità. Di questo carisma noi, FdM, ci siamo innamorati. Un carisma che si può così sintetizzare, ovviamente semplificando: sei amato, ama. Cioè scopri quanto bene ti vuole Dio e trasforma la tua vita in una risposta d’amore, soprattutto verso i giovani e i giovani più disastrati. Fa sentire loro che sono amati e che dà gioia grande sentirsi amati e amare; e che tu sei un segno concreto di quanto Dio li ama.

Questo, chi si sente di appartenere alla FdM, cerca di vivere, pur con tutte le fragilità e debolezze.

“Tra le famiglie spirituali suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella del Murialdo riunisce religiosi e religiose e tutti quei laici che si sentono chiamati a seguire Cristo sui passi di San Leonardo Murialdo, in comunione vitale e reciproca, ma in modi e forme diverse, essi rendono presente il carisma del Murialdo nella vita e nella missione della Chiesa”. (Road Map n. 1).


Ma essere “famiglia” non significa solo comunanza di “sangue”, cioè di ideali, di valori, di sensibilità. Significa anche “comunione”.

Il Capitolo generale ultimo dei Giuseppini lo ribadisce chiaramente: “La Congregazione oggi non può pensare se stessa a prescindere dall’ecclesiologia di comunione e dalla comunione di vocazioni, che per noi prende il nome di Famiglia del Murialdo”. (CG XXI R4b).

E questa consapevolezza viene espressa nella Regola dei Giuseppini in questo modo: “La ricchezza del carisma del Murialdo si manifesta in pienezza quando si concretizza nei diversi modi di vivere la vita cristiana e fa maturare una comunione di vocazioni. I confratelli sentono un vincolo spirituale che li costituisce in FdM con tutti coloro che, pur in stati di vita diversi, hanno ricevuto, insieme con loro, il dono dato da Dio al Fondatore”. (La Regola dir. 40).

“I confratelli, considerandosi i primi depositari di un carisma che è dono dello Spirito alla Chiesa per l’utilità comune, alla luce dell’ecclesiologia di comunione, sentono rafforzata la loro identità all’interno della più vasta realtà spirituale denominata FdM in cui si dilata il carisma del Fondatore”. (La Regola dir. 41).

Si tratta allora di fare riferimento ad un comune carisma, ma anche di mettere in relazione le varie modalità con cui ci si riferisce al carisma. E’ questa la comunione.


Lo esprime bene Giovanni Paolo II in “Novo millennio ineunte” laddove insiste con forza:

“Occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l'uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell'altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque, come « uno che mi appartiene », per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un « dono per me », oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper « fare spazio » al fratello, portando «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita”. (NMI n. 43 Giovanni Paolo II, cfr Libro della Provincia p. 80, Rinnovare il fine, e Road Map pp. 8-9 che richiamano il passo).


Allora per quanto riguarda la vocazione potremmo affermare che: “la FdM è una realtà ed un’esperienza che scaturisce dalla scoperta dell’amore infinito, misericordioso, personale, attuale e tenero di Dio per noi e che, intorno al carisma, unisce persone diverse, in diversi stati di vita. Sentirsi appartenenti alla FdM significa accogliere nella propria vita con particolare impegno la vocazione a seguire Cristo nella “comunione” e nella “comunità”: l’esperienza della FdM “genera nuove forme di fraternità” a partire dalla voglia di fare comunione e di vivere l’esperienza di comunità. Nella FdM ognuno è impegnato a vivere e testimoniare il carisma secondo la caratteristica propria del suo stato di vita e della sua vocazione: in questo senso sentirsi parte della FdM è un impegno a rafforzare la propria identità vocazionale”. (Road Map p. 14).

La FdM condivide la passione educativa e l’ansia di evangelizzazione dei giovani, soprattutto i più poveri ed abbandonati, e dei poveri, nelle loro realtà concrete, nelle famiglie, nei territori.

Questa passione è un impegno personale e politico, una testimonianza precisa, una scelta di campo, un luogo per dare forza concreta alla propria vita cristiana e alla fedeltà alla vocazione ricevuta. (Road Map p. 17).


Per quanto riguarda la comunione, significa entrare in relazione tra le diverse modalità di incarnare il carisma. In concreto mettere la propria vocazione a servizio delle vocazioni altrui, per farle crescere e maturare, ma anche accogliere le vocazioni degli altri come aiuto per far crescere e maturare la propria.

Il capitolo provinciale dei Giuseppini in Italia, cercando di dare corpo a questa prospettiva, indica un possibile cammino, impegnando “le comunità giuseppine ad aprirsi, a leggersi, ad integrarsi e a sperimentarsi sempre più in una comunione di vita:

- creando momenti di ascolto della Parola di Dio, verificandosi con essa, insieme alla FdM;

- aprendo i nostri spazi e la nostra vita comunitaria alla condivisione con la FdM;…

- aprendosi decisamente e fiduciosamente ad una comunione di vita e di formazione reciproca con i laici, condividendo con loro momenti di spiritualità, occasioni di apostolato e di condivisione fraterna. (CP 1.3.1; 1.3.3, Libro della Provincia p. 42).


C’è un terzo fronte, a mio parere, aperto davanti a noi, ed è quello del “generare”. Essere FdM, essere Famiglia, implica la capacità di generare, la fecondità. Ed è un ulteriore nostro impegno: far innamorare di questo stile, modo, scelta di vita, tutti coloro che incrociamo, con i quali viviamo, che incontriamo. Attraverso la nostra significatività, la nostra gioiosa testimonianza di vita, provochiamo domande, proponiamo risposte, doniamo e accogliamo relazioni, persone con cui vivere intensamente la nostra esperienza battesimale alla luce del carisma murialdino. Chiusi nei nostri orticelli, impedisce l’essere Famiglia, impedisce il diffondersi del carisma, fa sì che non sia più carisma se è vero che il carisma è un dono della Spirito alla Chiesa per il bene del mondo.


Ecco le tre connotazioni che ci costituiscono Famiglia e FdM: carisma, comunione, fecondità. Così ogni vocazione personale si sente di appartenere ad una vocazione più ampia che è la FdM e la FdM si sente parte dell’unica universale Vocazione che è quella di essere Famiglia di Dio.




Ferruccio Cavaggioni


Scheda n.6

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