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Scheda n.8 - Vocazione alla vita consacrata (C. Cotemme)






1. “Il fondamento evangelico della Vita Consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino al sua forma di vita” [VC. 14]. Quindi si tratta di: “una esistenza cristiforme”, speciale vocazione, dono dello Spirito, radicalità nella sequela, missione per il Regno. Tutti i battezzati come tali sono chiamati a seguire Cristo, tutti sono chiamati a vivere i consigli evangelici, perché tutti insieme formiamo e significhiamo il Cristo totale. Così il laico rispecchia la secolarità della vocazione secolare di Cristo, il ministro sacro il Cristo capo e pastore, il consacrato di Cristo totalmente votato al Padre, vergine, povero, obbediente, tutto e solo del Padre. Questo è il Cristo-oggi; questa è la Chiesa. Non c’è Chiesa senza una di queste componenti. Per questo “la professione dei consigli evangelici appartiene indiscutibilmente alla vita e alla santità della Chiesa” [VC. 29]. Pertanto la Vita Consacrata “non potrà mai mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile, in quanto espressivo della sua stessa natura” [VC. 29].


2. Il consacrato non è qualcosa di più del battezzato, quasi costituisse un “terzo stato” tra il laico e il ministro ordinato. La Vita Consacrata non è migliore di un’altra vocazione, ma ha solo una “obiettiva eccellenza” [VC. 18]. “Migliore” e “più” comportano confronto, “eccellente” esprime semplicemente un valore in sé. Come Gesù è il casto per eccellenza, l’obbediente per eccellenza, il povero per eccellenza, l’apostolo per eccellenza. L’eccellenza sta proprio nella vocazione da parte del Padre, non concessa a tutti, a vivere il valori del Regno come Gesù, grazie ad “uno specifico dono dello Spirito Santo” [VC. 30]. Lo stesso modo di vivere di Cristo! Una vita conformata a Cristo! La realizzazione del “sono nel mondo (…) ma non sono del mondo” [Gv. 17, 11.16].

La Vita Consacrata infatti ha un forte valore di testimonianza e di segno: testimonianza a Cristo, testimonianza ecclesiale, testimonianza fraterna; segno, profezia, del gratuito in un mondo affascinato dal possesso e dal fare, del tutto relativo al Padre, dell’ecologico, del giusto rapporto con il creato, dell’escatologico come conversione continua verso quello che si è.


3. E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro mando occidentale al Vita Consacrata sta vivendo una situazione di crisi, da una parte per fattori culturali e sociali caratterizzati da un più o meno subdolo secolarismo laicista e da un livellamento mentale al ribasso da parte delle masse, dall’altra dalla resistenza istituzionale al rinnovamento all’interno della Chiesa, a cui risponde una contestazione al mondo mediante un ritorno al … tradizionale.

Questo nel nostro mondo. Ma il fenomeno della globalizzazione e la realizzazione della riduzione del mondo a “villaggio globale” mediante internet e suoi derivati, non confina nel mondo della vuota profezia la certezza che presto la Vita Consacrata entrerà in crisi anche nei paesi apparentemente ancora fiorenti. La catastrofe che stiamo vivendo, prodotta da un tipo di globalizzazione economica, trascinerà con sé anche la religione ed i suoi valori. In questa ottica bisognerebbe forse anche fare un supplemento di riflessione sulle esperienze di internazionalità, almeno nella fase di prima formazione. Soprattutto se sono forti le differenze socio-culturali.


4. S. Leonardo Murialdo, parlando delle diverse forme di istituti religiosi e riportando il pensiero dominante del suo tempo, dice che “La vita mista è (…) ottima fra tutte le vite: melius illuminare quam lucere. Gesù Cristo e gli Apostoli si dedicano orazioni et ministerio. C’è bisogno di molta vita contemplativa per fare bene l’attività. La nostra è mista” [Mss. IV, 264]. Altrove ripete ancora: “E’ S. Tommaso, religioso lui stesso, a dirci che oltre la vita attiva di Marta, la contemplativa di Maria, vi ha la ottima ed è la mista: meglio illuminare che solo risplendere; santificare noi e gli altri, che noi soli. E’ la vita di Gesù Cristo pernoctans in oratione e praedicans: è la vita degli Apostoli orationi et ministerio (verbi) [Mss. IV, 304].

Oggi questo tipo di vita è in crisi, proprio perché esige la fedeltà a due radicalità: fedeltà al Padre come Cristo e fedeltà ai fratelli. Due radicalità in crisi in questo nostro tempo cristiano trascinato nell’appiattimento culturale e sociale. Prova ne è la fuga verso il poltigliame di risposte gnostiche che stentano a ritrovarsi sotto l’etichetta New Age, tanta è la frantumazione soggettiva.

Non c’è crisi per la vocazione diocesana, chiaramente più rassicurante e più adattabile ai carismi dei vari chiamati.

Non è in crisi al consacrazione alla vita contemplativa. Fenomeno questo da prendere in seria considerazione, perché il monastero non si presenta come casa di rifugio per persone fragili, ma vera espressione di radicalità, di controtendenza. La vita contemplativa è così segno prezioso del ritorno ad essere espressione storica di un forte bisogno di inversione di marcia, di conversione, di cambiare modo di pensare e di pensarsi. Ancora una volta nella storia della Chiesa la… fuga dal mondo verso la solitudine, per ritrovare se stessi e ritrovarsi in Dio, indica il punto debole della vita cristiana e della vita consacrata mista.


5. La vita consacrata mista non ritroverà se stessa accentuando la sua, passi l’espressione, dimensione sociale. Per il servizio al povero, all’ultimo, all’emarginato, quasi quasi lavora meglio un singolo. E, scherzo dello Spirito, spesso proprio il singolo, se vive intensi valori spirituali, da il via profeticamente a nuove strutture di vita consacrata, dove forte è il momento contemplativo. E proprio questo scherzo dello Spirito è un chiaro elemento indicatore di percorso. La vita mista ritroverà se stessa solo nella misura in cui si riappropria delle sue due radicalità: al Padre e ai fratelli come Cristo, nella conformazione a Lui [cristiforme], in comunità. Radicalità allora significa: totale uscita da sé, dalla propria istituzione per essere-tra-fratelli e testimonianza del “tutto e solo Dio basta” nella contemplazione. Solo così la vita consacrata mista può ritrovare il suo fascino, perché risponde simultaneamente al bisogno di relazioni vere ed accoglienti oltre i limiti di un facebook;; di sacro coinvolgente ed emozionante; ritrovarsi dalla parte giusta della società, come da carisma: per noi dalla parte del “giovane povero”, termometro del vivere civile.

Il Signore Gesù, se è fedele, come lo è, continua a chiamare per questa strada. E’ chiaro che lo fa presentando espressioni di radicalità o nella vita contemplativa o nel percorso profetico di singole persone docili alle ispirazioni del suo Spirito. E lo prova con i frutti che tali esperienze producono. Se non si segue questa strada la vita consacrata mista si ritroverà ad accogliere ancora poche persone che sentono forte il richiamo socio-apostolico in consonanza sì con lo specifico carisma, ma con problemi poi sul fronte comunitario e spirituale, con crisi o rassegnazione ad una attività che assorbe sempre di più, ma lascia soli o comunque lontano da una gioiosa sequela di Cristo.


6. Allora è chiaro che va rimesso bene a fuoco il richiamo sul quale ci si trova tutti d’accordo: pregare perché il Signore mandi sante vocazioni alla sua Chiesa. E’ una cosa un po’ troppo ovvia e facile a dirsi e facile a farsi. Pare però che non rientri troppo in quel evangelico “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” [Mt. 7, 7-8]. Mentre sto scrivendo questo passo evangelico, mi colpisce, per la prima volta, che oltre al chiedere c’è il cercare: mi pare che la dica lunga!

E’ solo mancanza di fede se non otteniamo? Certo che sì, perché “se aveste fede quanto un piccolo granello di senape, potreste dire a questo gelso: , ed esso vi obbedirebbe” [Lc. 7, 6]. Ma pare anche che Gesù concluda altrove: “Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glie lo chiedono!” [Lc. 11, 13]. E lo Spirito opera attraverso la seduzione. “E’ Lui, si dice in Vita Consecrata, che, lungo i millenni, attrae sempre nuove persone a percepire il fascino, in qualche modo, l’esperienza del profeta Isaia: [VC. 19].

La seduzione richiama alla testimonianza. Il fascino del Tabor [“E’ bello per noi restare qui” Mt. 17,4] è un passaggio obbligato: certo la vita è giù in pianura, tra la gente, tra ricchi e poveri, dotti e ignoranti, sani e malati, crocifissori e crocifissi, sulla strada verso il Calvario, verso la morte dell’uomo naturale, ma perché emerga in tutto il suo splendore l’uomo spirituale. La vita apostolica, la vita attiva sta necessariamente tra il Tabor ed il Calvario. Da questa scissione nasce l’equivoco di trasformare in contemplazione l’azione e la contemplazione in azione, giocando magari sul “contempl-attivi”! Tutto per non dare tempo all’esperienza del Tabor, dove Cristo parla del suo progetto di vita con Mosè, la legge, ed Elia, la profezia, davanti al Padre; dove porta la vita con le sue pene, i suoi sogni, i suoi progetti; dove dà tempo al Padre. Questa testimonianza personale e comunitaria è determinante per chi vuole intraprendere una consacrazione alla sequela totale di Cristo povero, casto ed obbediente al Padre per la missione, soprattutto se entra senza una esperienza di Chiesa, solo con l’intenzione di sentirsi a proprio agio nella azione apostolica.

Alla testimonianza va aggiunto un messaggio esplicito sulla vocazione cristiana e quella di speciale consacrazione; un messaggio fatto di catechesi, liturgia ed impegno. L’opzione di fede non va data per scontata, va verificata con la vita.

Un altro servizio ugualmente fondamentale è quello del discernimento psico-spirituale e quindi la presenza di animatori vocazionali adeguati ed operanti in comunità. Ed ecco l’altra forza vocazionale: la presenza di una comunità vocazionale che testimoni il “si può” di una vita consacrata mista, una comunità punto di riferimento, di… rifasamento quando ce ne fosse bisogno. Al riguardo la sfida della “Famiglia del Murialdo”, se presa sul serio, potrebbe offrire un buon habitat vocazionale.



Cesare Cotemme


Scheda n.8

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