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La Pastorale giuseppina e i Coordinamenti - il senso di una scelta



La pastorale della Congregazione in Italia si è articolata da moltissimi anni in 4 principali settori di intervento:

1) la formazione professionale

2) la scuola

3) l’accoglienza

4) le parrocchie-oratori.

Dagli anni ’80, in un tempo di grandi cambiamenti, ognuno di questi settori ha cercato al proprio interno di trovare un’organizzazione adeguata e di sviluppare una formazione delle figure educative. E’ in questi anni che in modo sempre più ampio i laici – con tutti i risvolti annessi e connessi in termini di operatività, ma anche di riflessione – hanno iniziato a ricoprire ruoli di responsabilità nelle opere e a pensarsi anche in termini di appartenenza carismatica. I vari capitoli di Congregazione hanno accompagnato e spronato le prassi in atto. Così i vari settori hanno provato, chi più chi meno, o con più o meno successo, a darsi una struttura a sostegno della comunione, della formazione, degli eventi interopera, dell’amministrazione.

Il 2006 rappresenta per l’Italia un momento che segna un traguardo del precorso avviato negli anni ’80, ma contemporaneamente segna anche l’inizio di nuovi percorsi, per ora contraddistinti da passi, talvolta, incerti e non sempre chiari. Il capitolo generale, in quel 2006, ha fatto sintesi delle intuizioni e delle esperienze migliori e ha voluto spingere in avanti tutte le realtà della Congregazione. Nel medesimo tempo è stata decretata la fine della provincia piemontese, di quella veneta e di quella romana, confluite nella nuova Provincia Italiana. Ci si è trovati così con un grosso bagaglio di storie e di contenuti in una situazione nuova, di maggiore elasticità e complessità, con pochissime nuove forze giovani in seno alla Congregazione in provincia. Il rinnovato governo provinciale, ridotto di numero, ma chiamato ad uno sguardo più grande, ha programmato (come aveva suggerito il capitolo provinciale) la sua azione a partire da tre coordinamenti (la pastorale Giuseppina, la famiglia del Murialdo, l’amministrazione e l’economia) suddivisi al loro interno in varie aree d’azione. Queste aree avrebbero dovuto assicurare la trasversalità dei contenuti, la formazione, il superamento dei vecchi tavoli di governo, la valorizzazione di quanto di meglio ognuno dei settori aveva fino a quel momento espresso.

A tre anni di distanza, la verifica che ne è stata fatta chiede di rivedere in buona sostanza l’apparato organizzativo, senza perdere di vista i nodi centrali delle intuizioni capitolari. Nasce così la proposta del Consiglio provinciale attuale, di dare evidenza prima di tutto alla pastorale Giuseppina: noi, e i laici che condividono con noi il carisma, esistiamo e abbiamo senso solo in vista della missione educativa e l’evangelizzazione dei ragazzi e dei giovani, specie i più poveri. Anche temi fondamentali quali la corresponsabilità e la fraternità tra giuseppini e laici non hanno alcun senso, se perdono di vista questo obiettivo.

Il Consiglio ha dunque a cuore questi aspetti:

1) che le opere di Congregazione in provincia e le realtà vicine ad essa abbiamo come principale e fondamentale attenzione l’educazione cristiana dei giovani, in particolare dei più poveri;

2) che le opere di Congregazione in provincia e le realtà vicine ad essa svolgano la pastorale Giuseppina, formando le persone (laici e confratelli) a scelte di vita, che orientino sia a livello individuale, sia a livello comunitario (creazione di comunità carismaticamente e spiritualmente vive);

3) che le opere di Congregazione in provincia e le realtà vicine ad essa imparino ad avere uno sguardo di comunione più ampio del proprio vissuto locale; che sappiano ricordare che senza questo sguardo più ampio nessuno oggi sarebbe dove si trova ora e nessuno potrà essere domani meglio di quanto è oggi; per questo ci si vuole incontrare sempre meno a partire dai settori e sempre più a partire dalla pastorale, senza dimenticarne i settori specifici che la incarnano;

4) che le opere di Congregazione in provincia e le realtà vicine ad essa mettano a disposizione delle altre opere e realtà i propri tesori di esperienza, di progettazione, di risorse personali ed economiche, di formazione;

5) che le opere di Congregazione in provincia e le realtà vicine ad essa continuino sempre più a pensarsi e a fare pastorale giuseppina non solo nell’opera, ma dentro il territorio. In questa direzione, il Consiglio, pur stravolgendo l’organizzazione precedente, intende non perdere le tante ricchezze espresse nelle varie aree.

Questo lo farà, ovviamente, con modalità diverse da prima, ma con l’apporto positivo di chiunque vorrà donare e donarsi. A questo punto ha significato soffermarsi sullo specifico dell’organizzazione: ci saranno due Coordinamenti Territoriali di pastorale Giuseppina (Nord-Sud), collegati da un Coordinamento Provinciale e supportati da un Gruppo di lavoro per la Formazione e i Rapporti Istituzionali. Il Consiglio Provinciale provvede, con azioni diverse, a fare da regia e da riferimento per il buon funzionamento del sistema, che, a cominciare dalla riunione direttori di agosto 2009, è stato presentato. L’obiettivo del Consiglio è di fare diventare operativo il sistema entro dicembre 2009.

p. Danilo Magni



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