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3. I valori in cui crediamo (Comunità di Modena)






I VALORI IN CUI CREDIAMO


L'Istituto "S. Cuore" di Modena è stato fondato da S. Leonardo Murialdo nel 1899 e dalla spiritualità del suo fondatore derivano alcuni dei suoi valori costitutivi e dei suoi principi pedagogici.

Potremmo sintetizzarli in uno slogan formato da affermazioni del Murialdo stesso, tratte dai suoi scritti:

"Testimoniare l'amore gratuito, attuale, personale , infinito, tenero, misericordioso di Dio … da amico, fratello, padre … facendo bene il bene … in un clima di famiglia … al cuore dei giovani … per farne buoni cristiani e bravi cittadini".


1. Testimoniare l'amore gratuito, attuale, personale, infinito, tenero, misericordioso di Dio

1.1.Gratuito, cioè senza altro fine che la persona stessa

1.2.Attuale, che si gioca nel presente, senza pregiudizi dal passato e senza rigide aspettative per il futuro

1.3.Personale, dunque individuale, non massificato

1.4.Infinito, dunque radicale e senza limiti predeterminati

1.5.Tenero, benevolo e rispettoso come quello di una madre, attento anche alle sfumature

1.6.Misericordioso, cioè fiducioso e pronto a ripartire ogni giorno


2. Da amico, fratello, padre

2.1. Padre definisce il rapporto di responsabilità nei confronti di chi deve crescere fino alla maturità e all'autonomia. E' dunque un rapporto segnate dalla provvisorietà e, ancor più, dall'impegno a rendersi sempre meno necessari, perché "uno solo è il vostro Padre" (Mt 23,9).

2.2. Fratello è la nostra dimensione costitutiva comune, al di là delle differenze di ruolo (genitore/figlio, insegnante/studente). E' quindi il punto di partenza e il punto di arrivo di ogni relazione "perché voi siete tutti fratelli" (Mt 23,8).

2.3. Amico connota il rapporto paritario di reciprocità nella libertà, due valori da mantenere anche in contesti strutturati e regolati come la scuola.


3. Facendo bene il bene

Da questo spunto derivano due opzioni:

3.1. La scelta del bene, come scelta di contenuto. Crediamo che il bene è praticabile e che, anche oggi, è possibile distinguere, sia pure criticamente e senza rigidezze, ciò che è bene da ciò che non lo è.

3.2. Il far bene come scelta di metodo. Questo richiede competenza, formazione permanente, aggiornamento. Suppone inoltre laicità, cioè rispetto dei contesti in cui si opera, delle logiche e delle metodologie proprie delle discipline praticate, uso di un linguaggio rigoroso ma non elitario.


4. In un clima di famiglia

L'educazione, secondo il Murialdo, non è l'atto di protagonismo di un adulto nei confronti di un ragazzo. E' semmai il servizio alla sua crescita svolto da un gruppo ben coordinato e affiatato di educatori.

Se c'è clima di famiglia, anche il ragazzo diventa protagonista dell'educazione di sé, degli altri ragazzi, degli adulti stessi.


5. Al cuore dei giovani

"L'educatore ha in cura e di mira ciò che è più prezioso nella società: cioè i fanciulli; ciò che è più prezioso nei fanciulli: cioè il cuore" (L. Murialdo).


6. Per farne buoni cristiani e bravi cittadini

L'obiettivo dell'educazione è la formazione integrale della persona. E' pur vero che la scuola è un ambito educativo importante, ma non totalizzante. Per questo è necessario che essa mantenga i rapporti con la famiglia e le altre realtà educative

La misura del "buon cristiano" è data dal vangelo.

La qualità del "bravo cittadino" si verifica, già ne1 ragazzo, dalla sua capacità di attenzione e di responsabilità per il bene comune.




PASTORALE GIOVANILE NELLA SCUOLA



A. La trasformazione in atto nella scuola italiana e la ridefinizione dei ruoli


Nell'arco del '900 la scuola italiana ha mutato ruolo e funzioni all'interno del sistema sociale:

1. Fino agli anni '60 è stata scuola d'elite e ha svolto un ruolo di riproduzione sociale, di tipo sostanzialmente conservatore.

2. A partire dagli anni '60 (Welfare State) si sperimenta la scuola di massa. Punto di partenza è la riforma della scuola dell'obbligo del 1962. In questa fase la scuola svolge soprattutto un ruolo di promozione sociale. Il costo di questo ampliamento dell'utenza è anche un abbassamento del livello culturale e la difficoltà a definire i connotati dell'insegnamento e della figura dell'insegnante.

3. La scuola attuale sembra diventata un meccanismo di compensazione e di manutenzione sociale, in seguito a

• Erosione della spendibilità del titolo di studio

• Sovraccarico di compiti assegnati alla scuola (le varie "educazioni": sessuale, stradale, sanitaria...)

• Considerazione della scuola come "parcheggio" o intrattenimento soprattutto in sostituzione delle difficoltà di accudimento e di educazione dei genitori.

4. L'attuale orientamento (1999) prevede una vasta riforma che dovrebbe portare alla "scuola dell'autonomia", dunque il passaggio

Da una cultura trasmessa ad una cultura elaborata e prodotta, capace di confrontarsi con le istanze della società.

Da una gestione centralistica alla soggettualità di ogni singolo istituto

scolastico sia per quanto riguarda l'organizzazione interna sia per quanto riguarda una certa parte della sua produzione culturale.

• II tutto viene tradotto in un documento, prodotto in ogni singola scuola. Si tratta del POF (=-Piano dell'offerta formativa) che attesta l'identità della scuola, il suo progetto educativo, la sua proposta culturale con le diverse offerte che mette in atto e anche con tutto ciò che la scuola non può o non vuole dare agli studenti e alle famiglie.


Le condizioni del passaggio sono viste.

a) In un superamento dell'individualismo degli insegnanti a favore di un lavoro collegiale più coordinato.

b) In un ricentramento della scuola sull'istruzione (e sulle discipline - peraltro tutte in fase di revisione) come autentico momento formativo.

e) In un nuovo ruolo del preside ("dirigente scolastico") come figura al servizio dell' organizzazione, dell'ambiente, del clima e delle persone.

d) Nella riprogettazione da parte di ogni singola scuola dell'offerta formativa scolastica (finalità, obiettivi, percorsi, verifiche, recuperi, altre offerte...).

e) Consapevolezza che la scuola agisce in un contesto di complessità, dunque

• Non è onnipotente. Quattro sono i fattori del successo scolastico: la sorte, le caratteristiche personali, le caratteristiche ambientali, la scuola stessa.

• La scuola può governare soprattutto il quarto fattore e contribuire in termini positivi (motivazione) o negativi (demotivazione) al successo scolastico. In questo senso è ormai acquisito che la motivazione degli studenti dipende anzitutto dalla motivazione degli insegnanti. E che il problema della dispersione riguarda sia gli studenti che gli insegnanti.


Tra tutti gli strumenti il più urgente sembra essere l'acquisire l'abitudine ad un lavoro progettuale (più) coordinato degli insegnanti.

- per mettere a frutto l'autonomia

- per condividere i problemi

- per offrire un servizio di qualità

- per motivare gli studenti

- per accrescere la motivazione degli insegnanti

Il lavoro coordinato è il punto di attacco prioritario, la condizione necessaria (anche se non sufficiente) per il rinnovamento. "In questa prospettiva l'insegnante individualista non può essere bravo" (P. Romei).



B. Il senso della presenza giuseppina nella scuola in Italia


Rispetto ai cambiamenti in corso, qua1 è il senso di una continuità di una nostra presenza nella scuola?

Secondo un sociologo, F. Alberoni, la modernità ha saputo garantire i diritti individuali attraverso "organizzazioni impersonali giuste" e giuste proprio in quanto impersonali. Si pensi all'espressione "La legge è uguale per tutti".

La concezione laica del servizio prevede dunque l'impersonalità come condizione della giustizia: proprio per non dare preferenze di persone non si deve guardare in faccia a nessuno ("chiunque" presta il servizio, "chiunque" riceve il servizio).

Nella concezione laica del servizio si attua una separazione fra "il fare il bene" (che è uguale per tutti) e il "voler bene" (che invece è ristretto all'ambito delle relazioni primarie).

La modernità insomma sarebbe in grado di offrire una giustizia uguale per tutti, ma non diversa per ciascuno, su misura per lui.


Questa è probabilmente la chiave di volta del problema educativo, ed è anche la nostra scommessa.

Possiamo attuarla attraverso alcuni recuperi.

a) Il primato della persona (in sé dotata di valore) sul bisogno che ne sottolinea la povertà): a partire dal bisogno arrivare alla persona.

b) Il primato della relazione sulla regolamentazione dei rapporti: attraverso le regole arrivare alla relazione.

c) Il rilancio della normalità rispetto al rischio di chiusura e di autoreferenzialità della scuola: scuola come ambiente di vita autentica.

d) L'attenzione al clima e ai fattori emotivi della convivenza come prerequisiti per il benessere personale e per l'apprendimento.

e) La pluralità di offerte formative (scolastiche, parascolastiche, extrascolastiche) e la molteplicità delle occasioni di incontro (religiose, sportive, ricreative, culturali...).


E' chiaro che in tutto questo è determinante la capacità da parte dei giuseppini di affidare sempre più ai laici gli spazi "specialistici" (insegnamento, presidenza, attività speciflche …) riservandosi quellapresenza che comporta l'attenzione agli elementi (carismatici) qui sopra elencati.



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