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7. Educazione alla fede ed educazione morale (J. Fidel Antón)






 

 

Il riferimento a Cristo è un dato essenziale della vita cristiana. Di conseguenza, la vita morale, esigenza della fede, dovrà necessariamente centrarsi in Cristo. Auer e Fuchs suggeriscono che la morale deve fondarsi nell'essere (ontologia e dogmatica), e questo rimanda a Cristo. L'etica cristiana deve fondarsi in Cristo (OT 16): Cristo è la norma dell'umano.

Ne emerge, quindi, lo stretto rapporto tra educazione della fede e morale cristiana. In Cristo trovano ambedue il necessario fondamento e obiettivo. In questo senso la pastorale giovanile è anche educazione morale “cristiana”, e cioè educazione per agire in virtù della fede e in conformità con la fede.


1. L'educazione morale, dimensione dell'educazione della fede

La fede cristiana non si riduce alla morale. E' prima di tutto un evento di grazia, offerta dall'amore gratuito di Dio. Primordiale è la fede in Cristo. La morale ha senso se vista come nata dalla fede ed espressione della carità. In qualsiasi modo si affronti il problema della specificità della morale cristiana (cristocentrismo della morale cristiana per Von Balthasar) non si potrà mai prescindere dalla razionalità. Il cristiano deve rendere ragione della propria fede. E non si può negare l'importanza della ragione umana per stabilire le norme morali o relativizzare la legge naturale. La pastorale giovanile deve ritrovare le ragioni e motivazioni di un comportamento umano capace di realizzare e maturare.

Tutto ciò porta molti autori come M. Vidal a proporre una morale civile: l'insieme di ideali ultimi, di valori e norme attraverso i quali un popolo vive il suo destino come umano, raggiunge la sua identità storica e realizza la sua missione di ridare dignità al mondo". La Chiesa e l'azione pastorale possono collaborare nella realizzazione di questa morale civile nella società.

In questa prospettiva appaiono evidenti due considerazioni pratiche riguardanti:

a) L'integrazione fede-vita: la considerazione della morale come aspetto dell'educazione della fede conferma il criterio pastorale dell'integrazione fede-vita. Suppone la compenetrazione radicale nella persona dei contenuti della fede con le esperienze della vita, e, anche, che la fede si converta nel significato ultimo, decisivo, fondamentale del senso della vita. Per chi raggiunge questa integrazione Cristo diventa il centro unificatore dell'esistenza.

b) Il rapporto tra sacramenti ed educazione morale: Il rapporto tra morale e fede mette in evidenza anche l'importanza insostituibile della grazia nell'educazione morale: la perfezione e la giustizia umana sono garantite dall'iniziativa divina. La salvezza, la fede, non sono meriti umani ma grazia. L'educazione morale deve dunque iniziare dall'annuncio della grazia. In questo ambito della grazia, la pastorale giovanile deve ricorrere nell'educazione morale all'utilizzazione pedagogica dei sacramenti, in quanto segni efficaci della grazia. I sacramenti sono, in realtà, gli strumenti della pedagogia di Dio, affidati all'uomo. Sono il segno e il luogo concreto della presenza di Dio, educatore nella vita dell'uomo. La loro comprensione ed esperienza comportano la fede. Da qui la profonda armonia nell'azione pastorale tra catechesi e sacramenti. Si dovrebbe superare il loro senso moralizzante e giuridico ribadendo il loro essere simbolo della fede, amore e libertà. E si dovrebbe superare anche la loro visione magica che arriva ad escludere la collaborazione umana.


2. Il cammino della maturità morale

Abbiamo affermato la consistenza e razionalità della morale ed anche da questa prospettiva dobbiamo considerare l'educazione morale. Approfondiremo questo considerando gli obiettivi, i contenuti ed i dinamismi dell'educazione morale. S’impone come esigenza previa il chiarimento sul senso dell'educazione morale.

Partiamo dalla considerazione del carattere dinamico ed evolutivo della persona: la vita va vista come un processo. L'educazione deve adeguarsi alle diverse tappe di crescita.

Il senso dell'educazione consiste nella promozione della capacità di decisioni responsabili, significa promozione graduale e continua dell'autonomia personale, promovendo la formazione della coscienza e la partecipazione nel processo di crescita personale e sociale.

Precisa poi un intervento di globalità e dentro questa globalità ha senso l'educazione morale. Lo sviluppo totale della persona e le sue esigenze umane richiedono la dimensione morale e l'assimilazione dei valori. Da queste considerazioni emerge che la dimensione morale comprende i valori personali e culturali, i compiti, gli impegni e le responsabilità umane.


2.1. Obiettivi e contenuti dell'educazione morale

L'educazione morale si propone in primo luogo di consolidare la formazione di una condotta buona e costante. Il primo livello morale è il livello del comportamento. Il ragazzo necessita condizioni favorevoli per la formazione di abiti, per fissare orientamenti di pensiero, di valorizzazione e di azione. L'educatore deve chiedere e favorire la regolarità nell’orario e nel lavoro, l'ordine, la puntualità e il rispetto delle regole. E, soprattutto, tenderà a sviluppare la capacità di sforzo del ragazzo, incluso negli esercizi fisici. Gradualmente l'insistenza sull'azione e sul comportamento permetterà il passaggio alla convinzione ragionata.

Dall'altra parte il giovane necessita imparare come deve agire. La conoscenza morale è oggetto di apprendimento.

La conoscenza morale occupa un luogo importante nel processo dell'azione morale. Per l'apprendimento morale dei valori, fini, norme , motivi e modelli risulta determinante il momento della preadolescenza. Perché i valori vengano interiorizzati occorre insegnarli. Il cammino della maturità umana passa attraverso la libertà e la responsabilità. Suppone sempre il passo dall'eteronomia all'autonomia (cfr psicologia evolutiva di Piaget e Kohlberg).

Tutto ciò non implica la caduta nell'"intellettualismo morale". Implica, soprattutto, la formazione della coscienza che ha come obiettivo ultimo l'interiorizzazione e la personalizzazione dei valori e delle esigenze morali, motivandoli positivamente, formando per il discernimento morale, dialogando e valorizzando le situazioni ed eventi che vive il ragazzo affinché possa decidere liberamente e responsabilmente per il bene.

Per molti autori, specialmente anglosassoni, la giustizia costituisce il culmine dell'educazione morale (Rawls): la passione per la giustizia qualifica la fisionomia morale della persona. In questa prospettiva occorre presentare l'impegno sociale come obiettivo e contenuto educativo morale.


2.2. Dinamismi e mezzi

Tra i mezzi educativi, un ruolo rilevante l'ha avuto sempre la disciplina. E' un’esigenza educativa presente in modo differente in tutte le tappe dell'età evolutiva: favorisce la libertà interiore, l'autodominio, la sicurezza e autonomia. Non deve scadere nella rigidezza e nell'autoritarismo; deve certamente rispettare la proporzionalità tra i mezzi usati e il fine che insegue. Deve essere sempre razionale (Cfr. Gianola P., Educare all'essere e all'agire morale. Una metodologia, in Educazione morale oggi, 186-203; Gatti, o.c., 176-193.

Per molti è l'amore che costituisce il mezzo indispensabile per qualsiasi educazione. Nelle diverse tappe significa attenzione individualizzata, comprensione, riconoscenza, accettazione, stima e fiducia e l'educatore deve creare un clima di fiducia reciproca che permetta la comunicazione educativa e l'assimilazione e interiorizzazione dei valori etici.

Durante l'adolescenza l'incontro con la propria identità passa attraverso l’identificazione con i diversi modelli. L'educazione morale si realizza assimilando e interiorizzando i valori che gli educatori insegnano e vivono. L'influsso migliore, molte volte, viene dagli educatori che sono capaci di ragionare e testimoniare.

La testimonianza e la coerenza dell'adulto costituiscono in questi momenti dell'infanzia e preadolescenza il vero modello di riferimento e uno dei mezzi più importanti per l'educazione morale.

Finalmente, l'educazione morale deve immettere tensione e passione per il bene, orientare positivamente, tralasciando i divieti: non è la paura che stimola e muove al bene, ma la motivazione positiva, la speranza e l'amore! E' questa la strada privilegiata che porta all'autonomia.

I principi morali si vivono sempre dentro una situazione concreta. L'educazione morale non si esaurisce nell'insegnamento dei valori morali. Il riferimento alla vita e alla situazione precisa è necessaria. L'analisi delle situazioni comporta l'educazione al discernimento morale, l'educazione della coscienza.


3. L’educazione come problema nella crescita morale

Molti problemi dello sviluppo personale e morale sono dovuti anche all’educazione stessa. C’è quindi da chiedersi seriamente in che direzione dovrà muoversi l’educazione morale dei giovani se vuole veramente aiutare a risolvere i problemi.


3.1. Andare oltre la colpevolizzazione per appellarsi alla responsabilità soggettiva. Decolpevolizzare e comprendere, essere sobri e non ossessionanti con norme, precetti, divieti, è certamente importante, specialmente se è in età evolutiva, e, quindi, in un certo qual modo ha il diritto di provare, sperimentare, mutare, crescere, svilupparsi. L’appello discreto alla responsabilità soggettiva e personale sembra fondamentale per ogni intervento educativo sensato.

3.2. Andare oltre un’etica formale ed oltre il “minimo etico”. Di fronte alla crisi delle “centrali etiche” (famiglia, Chiesa, politica, scuola), alla gravità della questione morale nella politica e ai mali della convivenza sociale (droga, razzismo, violenza sessuale), la ricerca della migliore qualità della vita sociale ha dato luogo per lo più a politiche culturali-educative improntate a programmi di corretta informazione. Al massimo, si fa appello alla responsabilità personale verso i punti chiavi di una moralità pubblica (rispetto della vita, trasparenza nei rapporti sociali, cura dell’ambiente). Su questi valori c’è oggi un consenso abbastanza generalizzato, salvo la loro giustificazione ideologica e le loro forme concrete o speciali (rispetto della vita nascente o terminale, per esempio). A sua volta l’opinione pubblica, a suo modo, contribuisce per l’istaurarsi di quello che si potrebbe chiamare “il minimo etico”, vale a dire, alcune regole minimali di comportamenti sociali (essere sinceri, mantenere la parola data, non fare violenza, non danneggiare nessuno) ed una certa sensibilità etica, improntata a veracità, reciprocità, rispetto, giusto rapporto. Tuttavia, se un’educazione alla responsabilità del minimo etico è assolutamente necessaria, peraltro, essa risulta ultimamente formale, giuridicista e insufficiente. La coscienza riflessa e, prima ancora, la ricerca vitale di ciò che è umanamente degno non si lascia chiudere nella “freddezza” di regole o di norme sociali o entro gli spazzi ristretti delle “buone regole di condotta o delle tavole delle leggi” della vita pubblica. L’insofferenza dei giovani verso le leggi lo dimostra in modo significativo. La vita personale e comunitaria sono decisamente più ampie ed esigenti di quanto l’opinione pubblica conclama!

3.3. Un modello di etica per la crescita chiederebbe l’interazione tra tre polarità: a) le concrete possibilità personali dei soggetti; b) l’insieme di ideali, personali e comunitari, che si prospettano come ciò che è umanamente degno; c) e le stimolazioni delle agenzie e figure educative (e tra queste anche noi stessi in un processo di autoformazione). L’agire etico verrebbe a configurarsi come movimento dinamico di realizzazione dell’umanamente possibile da parte del soggetto, nella luce o ricerca dell’umanamente degno. In concreto, l’azione degli educatori si muoverà nella direzione di etica calibrata sulle persone concrete, non senza una spinta dinamica verso ciò che è umanamente degno e desiderabile; partirà dalle possibilità, misure e movenze personali, non mai del tutto standardizzabili, e cercheranno tuttavia di renderle disponibili ad andare verso orizzonti sempre più intersoggettivi ed universali; si impegnerà a far conseguire una chiara conoscenza del significato pieno ed autentico del proprio agire, ma insieme aiuteranno ad essere attenti alle condizioni di realizzazione e all’interiorizzazione dei significati appresi e voluti. Alla base c’è la convinzione che si dà una propria e personale misura dell’essere morali.

3.4. L’attenzione previa alla qualità dell’esistenza. In molti casi, proprio per la problematicità che attraversa la ricerca del senso, si tratterà di lavorare ai gradi previ o alla soglia dell’umano e dell’esistenza. Gran parte del lavoro educativo andrà nel senso di “restituire la parola” ad esistenze al limite del mutismo; di aiutare a recuperare la propria interiorità, superando un fare esperienza inteso solo come totale estraniazione da sé o come consumo di oggetti, persone ed emozioni nel breve volgere di un giorno; di stimolare ed allargare la capacità di visione e di giudizio critico, suscitando problemi e domande di senso con qualche spessore di futuro; di mostrare possibilità realistiche di azione, di spazi e di luoghi in cui poter vivere e realizzare i significati intravisti, educando a saper portare il divario tra ideale e reale; di aprire l’esistenza individuale all’esistenza comune, al mondo, alla storia, alla trascendenza cifrata nei segni contingenti e storici. Da questo punto di vista potrebbe sembrare esagerato dire che gran parte dell’educazione etica si verrà a giocare sul terreno di un rafforzamento della soggettività e dell’identità personale.

3.5. La validità formativa delle figure educative. E’ la condizione previa per ogni sviluppo educativo ulteriore e specifico, forse prima ancora di strutture educative opportune, di una scuola che funziona, di una cultura che permetta pluralistiche ma valide proposte di senso, di comunità ecclesiali che facciano respirare e vivere in modo significativo la profondità e la novità umana del vangelo. Ricordiamo che l’impegno di crescita etica fa parte di quella cura della qualità personale della vita che si chiama “educazione permanente” come compito morale inderogabile. Questo compito impegna coloro che sono chiamati a esercitare un ruolo e una funzione di persona della meta o di figura simbolica, vale a dire, di persona che facilita processi di identificazione miranti alla formazione di una buona identità. Alla fine, richiede il coraggio di educare.


4. Il sistema dei valori che fonda l’educazione morale

Vorrebbe essere una proposta educativa che superi gli ostacoli opposti alla realizzazione dei giovani. Contempla:

a) l’animazione, strutturata attorno al valore della coscienza, libertà e autonomia da tutte le dipendenze. Connessi a questi valori sono la solidarietà, l’armonia e unità con il tutto costituito dalla realtà sociale e naturale in cui l’uomo abita. Questa unità dice dialogo con le dimensioni psichiche dell’io e con l’Altro. Tutto ciò non ha a che fare con l’affermazione narcisistica dell’io;

b) la storia che comporta la condivisione dei valori della memoria come fondamento dell’identità umana e del futuro come fondamento della speranza del presente. Coinvolge il valore del lavoro come apporto alla storia della redenzione dell’umanità; dell’amore come antidoto del potere nella vita sociale; l’utopia come fondamento di ogni realismo; la finitudine come debolezza e possibilità della sconfitta del peccato;

c) la responsabilità dell’agire sociale: centrale è l’altro come valore. E’ il volto dell’amore come fondamento della piena realizzazione umana che supera il conflitto tra la dimensione individuale e sociale;

d) il valore della vita da cui scaturisce l’intangibilità come espressione del radicale amore alla vita. Lo si esprime nel rispetto della vita fisica, psichica e spirituale;

e) la gratuità come valore trasformatore degli altri caricandoli di donatività e generosità;

f) altri valori sono connessi alla dimensione contemplativa dell’esistenza umana come capacità di sottomettere la sua vita ad un disegno più grande che è mistero. Si esprime nel valore del silenzio, accettazione del limite, capacità di cogliere la presenza dell’infinito nella storia, capacità di linguaggio quando si apre al simbolo, di relazione col mistero del totalmente Altro.

Tutto questo sistema di valori è giudicato nella sua coerenza dal punto di vista della fede che giudica e ispira. In conclusione si deve dire che senza questi valori è impensabile la vera educazione morale.




 



 



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