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2. I fedeli laici e l’indole secolare (G. e R. Frison)








CHI SONO I FEDELI LAICI (Chr, 9)

«Col nome di laici si intendono qui tutti i fedeli a esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso riconosciuto dalla Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col Battesimo e costituiti popolo di Dio, e nella loro misura resi partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano». (Catechismo della chiesa cattolica, 897)

In forza del battesimo, sono costituiti popolo di Dio chiamati pertanto a fare la loro parte di missione nella Chiesa e nel mondo. Non è compito allora soltanto dei membri dell’ordine sacro e dei religiosi. In virtù della comune dignità battesimale il fedele laico, per la sua parte, è corresponsabile di tale missione.

Troppo spesso si pone ancora, anche tra “fedeli-praticanti”, una sottile separazione nella chiesa, che è intesa come entità costituita dai pastori, sacerdoti e religiosi, distinta dal popolo, costituito di fedeli laici, percepiti come coloro i quali al massimo ascoltano, partecipano, eseguono; si sottrae così l’idea dell’unica vigna, dell’unico popolo di Dio, chiamato a lavorare per portare frutto; si dimentica che ogni battezzato è chiamato alla triplice missione: sacerdotale, profetica e regale di Gesù Cristo.

Tutti, tutto il popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione”. (Chr14)

“La novità cristiana del battesimo sta a fondamento della radicale uguaglianza tra tutti nella chiesa.

E’ un dato questo che fa fatica a entrare nel vissuto ecclesiale. Credere che tutti siamo figli di Dio in Cristo, tutti templi dello Spirito, tutti corresponsabili della missione nella Chiesa, incontra numerose resistenze”. (Chr con stile Murialdino - p. Agostino Montan - 1992)

Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l'azione dei fedeli laici.

Si fa pertanto, ancora una volta, più che attuale il pensiero del Murialdo: “Il laico può e deve essere oggi un apostolo non meno del prete e del missionario, e per alcuni ambienti più del prete”.

E ancora, citando il Santo Padre Pio IX, esortava: “Se il laicato può fare, è suo dovere agire”.

“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”(Giovanni Paolo II)

Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole.

Non è lecito a nessuno rimanere in ozio.” (Chr 3). E’ necessario prendere sempre più coscienza della propria vocazione, “avere una sempre più chiara consapevolezza, non soltanto di appartenere alla Chiesa, ma di essere la Chiesa” (Chr 9).


I FEDELI LAICI E L’INDOLE SECOLARE (Chr,15)

La comune dignità battesimale assume nel fedele laico una modalità che lo distingue, senza però separarlo, dal presbitero, dal religioso e dalla religiosa. Il Concilio Vaticano II ha indicato questa modalità nell'indole secolare: "l'indole secolare è propria e peculiare dei laici". (LG, 32)

Esiste quindi nella Chiesa una vocazione laicale. Non si è laico per il fatto che non si ha vocazione al sacerdozio ministeriale o allo stato religioso, ma perché si è ricevuta una chiamata di Dio a cercare la santità in un modo specifico. Concretamente, i fedeli laici sono persone che vivono la vita normale nel mondo, studiano, lavorano, stabiliscono rapporti amicali, sociali, professionali, culturali, ecc.

Il "mondo" diventa così l'ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici.

Non sono chiamati ad abbandonare la posizione che essi hanno nel mondo. Il Battesimo non li toglie per nulla dal mondo ma affida loro una vocazione che riguarda proprio la situazione intramondana.

Così l'essere e l'agire nel mondo sono per i fedeli laici una realtà non solo antropologica e sociologica, ma anche specificamente teologica ed ecclesiale.

Sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a rendere visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità.


DIGNITA’ DEI LAICI NEL POPOLO DI DIO (LG 35)

Appunto come Figlio dell’uomo che non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20,28),

Gesù Cristo è realtà d’amore, che non si risparmia, di una disponibilità che neppure sapremmo immaginare. Se facciamo nostre le sue parole, allora ogni cosa diviene più comprensibile, ogni questione gerarchica è superata, diventa superflua.

Si capisce allora che non è un problema di privilegio o di primato, ma è in questione la dignità che ci è data dalla misura, dalla capacità del nostro divenire dono, essere dono; non per vanagloria ma per la forza e la potenza dell’Amore, ricevuto e ri-donato.

Quella dignità, acquisita attraverso il battesimo, ci rende figli, fratelli, per dare testimonianza dell’Amore di un Padre che nel Figlio suo Ama, ama me, come ama ogni altra creatura.

Fondamento della comunità cristiana è l’amore reciproco, scambievole, che va oltre i ruoli o ministeri.

Condivisione, corresponsabilità, com-passione: patire con chi soffre, ma anche saper gioire con chi è nella gioia. Gesù ci invia nel mondo e attraverso il suo esempio ci ricorda che l’impegno più grande e più gratificante è questa disponibilità al servizio reciproco.

Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. (Gv 13,15) E’ questo che ci fa diversi dagli altri uomini che sfruttano, dominano, stabiliscono rapporti di egoismo e di interesse.

Fra voi però non è così … e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.” (Mc 10, 43-44)

Ecco allora che nella donazione, ogni ministero, ogni compito, anche il più semplice, acquista dignità.

Così, nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo” (LG,35)

Sapendo queste cose siete beati se le mettete in pratica” (Gv13,17)


 


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