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5. Varietà delle vocazioni laicali (carismi e ministeri laicali)



 

 

 





Varietà delle vocazioni laicali

(carismi e ministeri laicali)

(Chr. 21-24 ; 1Cor 12,28-31 ; 14)

 


Ho letto questi passi della “Christifideles laici” assieme ad alcuni amici di Milano con cui mi ritrovo ogni tanto a riflettere sul nostro essere chiesa oggi.

Queste in sintesi le nostre considerazioni.

 

1. “La Chiesa è diretta e guidata dallo Spirito che elargisce doni gerarchici e carismatici a tutti i battezzati chiamandoli ad essere, ciascuno a suo modo, attivi e corresponsabili”.

“Attivi e corresponsabili” in che cosa? “Al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). E’ l’edificazione del corpo di Cristo che è la Chiesa il fine di ogni nostra azione apostolica e ogni attività “murialdina” mira ad essere apostolica.

 

2. Per essere attivi e responsabili lo Spirito Santo elargisce diversi doni “gerarchici e carismatici”. Questa distinzione (“doni gerarchici e carismatici”) ci ha costretti a soffermarci. Ci è sembrato di capire che i doni gerarchici sono per il ministero dell’ordine e tutto ciò che attiene alla ministerialità e i doni carismatici attengono alla “carità”.

 

3. Il n. 23 muovendo dalla preoccupazione di distinguere ciò che deriva dal sacramento dell’ordine (sacerdozio ordinato) da ciò che deriva invece dal sacramento del battesimo (sacerdozio comune) attribuisce al laico :

1. l’apporto apostolico in favore dell’evangelizzazione, della santificazione e dell’animazione cristiana delle realtà temporali: «il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo»

2. una azione di supplenza per quanto riguarda il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione. Cioè i doni gerarchici, elargiti per l’azione liturgica e il magistero, non sono dati al fedele laico (?). Questa chiave di lettura ci ha un po’ sorpreso ed anche piuttosto negativamente, soprattutto il senso di paura che sembra pervadere tutto il numero.

 

4. “Lo Spirito Santo, mentre affida alla Chiesa-Comunione i diversi ministeri, l’arricchisce di altri particolari doni e impulsi, chiamati carismi” (n. 24). Quindi i diversi ministeri sono conseguenza dei doni gerarchici, mentre i carismi sono “ordinati all’edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo”. Su questo versante il laico ha piena cittadinanza ed è qui che l’Istruzione postsinodale vede il campo dell’apostolato dei laici: nell’ambito della “carismaticità”. Citando il Concilio Vaticano II infatti dice: «Per l'esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo, che opera la santificazione del Popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (cf. 1Cor 12, 7), "distribuendoli a ciascuno come vuole" (1Cor 12, 11), affinché, "mettendo ciascuno a servizio degli altri la grazia ricevuta", contribuiscano anch'essi, "come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio" (1 Pt 4, 10), alla edificazione di tutto il corpo nella carità (cf. Ef 4, 16)».

 

5. Ed ecco un’altra, per noi, scoperta: “nella carità”. Sembra essere questo il campo della “carismaticità”: la carità. E la cosa è di per sé entusiasmante se “carità” significa “agape”, cioè amore nel senso che Paolo dà al termine e se non è limitativa del campo di apostolato, ma rimane universale come universale deve essere l’amore oblativo. E’ l’amore la misura e il campo d’azione apostolica del laico e, allora, veramente di ogni cristiano.

 

6. Infine il n. 24 pone il nodo del discernimento del “carisma”, che non è un tarpare le ali alla fantasia dello Spirito, perché i carismi “vanno accolti con gratitudine”! e sono una “singolare ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità dell’intero Corpo di Cristo”. A coloro che presiedono nella Chiesa “spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cf. 1 Tess 5, 12 e 19-21), affinché tutti i carismi cooperino, nella loro diversità e complementarietà, al bene comune”.

 

7. Sensazioni a fine lettura:

C’è poco spazio per i laici nella vita interna della Chiesa: rimangono fondamentalmente fruitori di un servizio pensato e realizzato da altri: i pastori.

E’ piaciuto lo spazio che è dato nell’ambito carismatico che permette di agire per “l’edificazione di tutto il corpo”, anche se sembra una azione che, in un qualche modo, viene dall’esterno.

Una pista di riflessione che si è aperta è: tutto ciò aiuta a fare chiarezza nella costruzione della “comunità murialdina”? I religiosi di quale ambito fanno parte: gerarchico o carismatico, ministeri ordinati o carismi? E’ una distinzione troppo netta che non si può fare, e quindi veramente la “comunità murialdina”, dentro la Chiesa, è una costruzione nuova.

[F. Cavaggioni]

 




 

 


 

 


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