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Lettera circolare n.69 - 1 febbraio 2012


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 69/12
Roma, 1 febbraio 2012

 

Famiglia ed organizzazione

 

Carissimi Confratelli.

Offro alcuni spunti di riflessione sulla parte seconda del documento finale del nostro secondo capitolo provinciale, là dove si parla di “organizzazione, partecipazione, corresponsabilità e governo”. Intanto mi pare significativo che la parola “governo” sia detta per ultima,per cui è ancora più importante che siano vere le altre parole, dette prima.

Capita che all’affermazione “siamo una ben unita famiglia” qualcuno faccia un sorriso non troppo benevolo, pensando subito a quei limiti che segnano la nostra vita di comunità e di provincia.Tuttavia, un poco d’idealismo non guasta e soprattutto con la giusta dose di realismo occorre mettere in campo un’organizzazione che non venga a negare la famiglia ma invece a sostenerla e a renderla visibile.

Il documento parla di “un’organizzazione flessibile, capace di cogliere i cambiamenti, di aumentare la comunicazione, di favorire la comunione pur nella vastità e diversità” (2.3).

Ma parte dal fatto che l’organizzazione deve esprimere un’identità, che nel numero precedente è così espressa: “La realtà da governare è fatta da confratelli giovani e anziani insieme; religiosi e laici insieme; di apostolato e spiritualità insieme; opere giuseppine con confratelli e con laici; una comunità murialdina, che diventa garante della continuità carismatica”(2.2).

Il documento prosegue indicando alcune scelte per dare corpo a queste idee-valori; ognuno nella lettura personale e comunitaria potrà prenderne atto e, magari, nel confronto far nascere alcune prospettive concrete.

Qui mi fermo su alcune considerazioni, ovvie ma alle volte perse per… strada.

Una buona organizzazione ha bisogno di partecipazione, convinta e continua. E’ vero che tutti abbiamo fretta e a tutti manca il tempo anche per fare il necessario legato al proprio compito. Ma forse quello che manca è la convinzione che la partecipazione sia un valore che se attuato bene diventa un guadagno per tutti. Da qui l’importanza che i luoghi e i tempi di partecipazione siano organizzati e percepiti come tempi forti, utili alla crescita di tutti… che insomma non si perda tempo.

Essere capaci di vivere ogni incontro come un momento di formazione reciproca,basato sul dialogo aperto e schietto tra tutti, nella prospettiva di un fine comune; per questo la partecipazione deve essere attuata già nella preparazione e, comunque, prima delle decisioni che pure sono da prendere.

Infine, una buona partecipazione è condizionata dal grado di “aderenza previa” alle decisioni che saranno prese; è un tema presente anche nel documento. C’è sempre il pericolo di mantenersi sulle proprie idee e decisioni, di non essere aperti ad ascoltare e quindi attuare cammini proposti da altri. Certo non sempre è questione di maggioranza e di minoranza, ma sempre è questione di aiutarci a camminare insieme e di riconoscere al governo non solo il compito di decidere ma anche il servizio di rendere attualizzabile la decisione chiedendo di adeguarsi a quanto stabilito.

Il Signore ci aiuti a costruire ogni giorno il nostro essere famiglia anche negli aspetti organizzativi e di dare loro un’anima, convinti che la famiglia si costruisce con la partecipazione, la corresponsabilità di tutti.


d. Tullio, sup. provinciale

 

 

 


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