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Provincia Italiana "S.Famiglia di Nazareth"

Capitolo Provinciale

Ariccia (Roma), 26-30 dicembre 2006


Documento finale

"Carisma e Profezia"




Ariccia, 30 Dicembre 2006


“Giuseppe si alzò, prese il bambino e sua madre e partì…” (Mt.2,14.21)


In questa icona evangelica della Famiglia di Nazareth riconosciamo la nuova realtà istituzionale della Provincia Giuseppina Italiana che, proprio durante le festività natalizie, ha celebrato il suo primo capitolo.

Questa icona esprime anzitutto l’affetto che ci deve tenere uniti, la cara memoria di tanti confratelli che hanno preceduto il nostro cammino, la comune vocazione a donare la vita nel portare l’annuncio evangelico al mondo dei giovani secondo il carisma del nostro santo Fondatore.

Abbiamo celebrato il capitolo con l’intento di accogliere, vivere e trasmettere tutti i segni di speranza e di futuro che il Capitolo Generale XXI ha donato a noi Giuseppini e a tutta la Famiglia del Murialdo. Abbiamo lavorato, infatti, in profonda sintonia con le linee di programmazione che il Capitolo Generale ci ha consegnato e da queste siamo partiti per proporre alla nostra Provincia alcuni obiettivi e percorsi individuati come particolarmente importanti e significativi per dare attuazione, almeno parziale, al “sogno” nella nostra realtà di Provincia Italiana.

Nella Famiglia di Nazareth contempliamo un mondo di affetti e di speranze, l’unica strada attraverso la quale Dio incarna il suo amore per gli uomini ma vediamo anche situazioni di precarietà, di incertezza, di decisioni sofferte che diventano il terreno fecondo dove il seme evangelico porta frutto nell’ombra e nel nascondimento.

La luce di questa icona ha accompagnato i nostri lavori capitolari dove abbiamo cercato di “alzare lo sguardo” per dare concretezza al sogno ponendo dei segni che agiscano nella quotidianità della nostra vita consacrata e nel nostro apostolato con la forza del lievito evangelico.

“Profezia e carisma” crediamo debbano essere l’orizzonte spirituale in cui situarci per assumere nel modo più appropriato le indicazioni per il prossimo sessennio.

La famiglia di Nazareth, nell’affetto che la tiene unita e che ce la rende cara, ci dona anche la forza che accompagnerà il cammino che ci attende.


1. PROFEZIA E CARISMA NELLA QUOTIDIANITA’ DELLA NOSTRA VITA CONSACRATA


1.1 SITUAZIONI


Nell’osservare le nostre realtà spesso ci riesce difficile:

1.1.1 assumere uno sguardo capace di vedere e riconoscere il bello (la presenza di Dio) in ciascuna persona e situazione;

1.1.2 vivere una spiritualità giuseppina che si traduce nella disponibilità ad accogliere e/o condividere con l’altro con la sua cultura, razza o religione e che diventa azione di denuncia e sforzo per il cambiamento;intervenire sulle cause che producono povertà nei giovani agendo anche nel mondo socio-politico e del lavoro;

1.1.3 esprimere i voti come testimonianza di solidarietà e comunione di vita; come capacità di accoglienza e tenerezza; come disponibilità ad incarnarci dove il Signore ci invia accogliendo quanto proviene dalla vita.


1. 2 OBIETTIVI


1.2.1 Rendere evidente e comprensibile nella Chiesa locale e nel contesto socio-culturale, multietnico il valore della consacrazione Giuseppina in comunione con tutti gli altri carismi.

1.2.2 Sviluppare la capacità di intervenire nel mondo socio-politico a favore dei giovani maggiormente bisognosi.

1.2.3 Vivere e intendere il carisma all’interno della Famiglia del Murialdo.

1.2.4 Favorire la sperimentazione delle comunità “nuove” e di nuove forme di vita comunitaria integrate.


1.3. PERCORSI


1.3.1 Il capitolo provinciale impegna le comunità giuseppine ad aprirsi, a leggersi, ad integrarsi e a sperimentarsi sempre più in una comunione di vita:

a. creando momenti di ascolto della Parola di Dio, verificandosi con essa, insieme alla famiglia del Murialdo;
b. aprendo i nostri spazi e la nostra vita comunitaria alla condivisione con la Famiglia del Murialdo;
c. progettando l’attività apostolica a partire dalle esigenze della Chiesa locale, del territorio in cui siamo inseriti e delle concrete risorse disponibili;
d. ripensando e valorizzando l’esperienza dei CdO e di altre forme di sussidiarietà e compartecipazione dei laici


1.3.2 Inoltre il capitolo provinciale impegna il consiglio provinciale a:

a. verificare la disponibilità dei confratelli a scommettere su comunità nuove costruite a partire da una sintonia carismatica e progettuale;
b. approfondire ulteriormente il tema del dialogo interculturale ed interreligioso, coniugando accoglienza, identità e reciprocità;
c. dare seguito a quanto raccomandato dal Capitolo Generale XXI.


1.3.3 invita ogni comunità:

A. a porsi sulla strada del rinnovamento continuo:

a. attraverso il recupero quotidiano del dialogo fraterno reciproco e sereno;
b. vivendo la comunicazione dei beni materiali e spirituali;
c. ponendo gesti di riconciliazione;
d. nell’ascolto comunitario e condiviso della Parola di Dio;
e. con un progetto apostolico elaborato comunitariamente e che sia espressione
della partecipazione comunitaria alla missione;
f. aprendosi decisamente e fiduciosamente ad una comunione di vita e di
formazione reciproca con i laici, condividendo con loro momenti di spiritualità,
occasioni di apostolato e di condivisione fraterna;
g. convinta e decisa valorizzazione del CdO;


B. fare azione di discernimento in merito alle esperienze di Nicotera, Riva del Garda,

Acquedolci, Durazzo e Torino Salute per verificarne gli elementi di significatività,

validità, continuità, trasmissibilità;


C. impegnare ogni confratello ad aprirsi al nuovo, e il Consiglio Provinciale a cogliere le

opportunità che possono dar vita a modi nuovi di vivere la fraternità e l’apostolato, tra

religiosi e laici.

1.3.4 Per l’apertura di comunità “nuove” si ritiene non si possa prescindere da questi

elementi:

a. vengano impegnati almeno due confratelli;
b. ci sia sintonia di intenti spirituali e apostolici tra loro e con dei laici con i quali dare
vita alla Famiglia del Murialdo;
c. ambito territoriale e apostolico specifico e ben definito:
d. un progetto apostolico;
e. Il Consiglio Provinciale predisponga un Protocollo quale base per la progettualità di queste comunità nuove, per rendere possibile l’accompagnamento e la verifica.


1.3.5 Si studi la possibilità di aprire nel corso del sessennio una nuova comunità-opera in Romania.

1.3.6 Gli anziani, autosufficienti ed ancora desiderosi di essere operativi, vengano favoriti nelle loro scelte con attività opportune e gratificanti. Quando si constatasse l’impossibilità di un’accoglienza dignitosa in comunità, i confratelli siano accolti in una casa adeguatamente attrezzata, e possibilmente posta nel territorio di residenza, con cui venga stipulata una convenzione. La provincia sosterrà almeno parzialmente le spese del ricovero.


1.4 VERIFICA


1.4.1 Criteri

a. Coerenza progettuale
b. Ricaduta sul territorio
c. Verificabilità
d. Rispetto dei tempi e della modulazione
e. Monitoraggio pre; intra; post
f. Impegno delle risorse
g. Rete territoriale
h. Ripetibilità e trasferibilità della buona pratica
i. Metodologia usata


1.4.2 Strumenti da utilizzare

a. Questionari di soddisfazione
b. Questionari di verifica
c. Laboratori esperienziali
d. Testimoni privilegiati
e. Diario di bordo


2. PROFEZIA E CARISMA NELLA PASTORALE GIUSEPPINA


Ciò che ci tiene uniti e ci àncora alle nostre radici in ogni nostra azione pastorale è lo sguardo al carisma, l’operare con lo stile che da esso proviene: la misericordia di Dio per noi si esprime nella nostra accoglienza misericordiosa dei giovani.


2.1 Livello Comunità, Consigli dell’Opera, e Organismi similari di partecipazione e corresponsabilità


2.1.1 SITUAZIONE


Le Comunità e le Opere fanno fatica a progettarsi nel territorio rispetto alle sfide oggi presenti.


2.1.2 OBIETTIVI


a) Lavorare al fianco dei giovani poveri
b) Lavorare in équipe
c) Lavorare attenti alle sfide e alle risorse del territorio
d) Attenzione alla formazione degli operatori


2.1.3 PERCORSI


La Comunità e il Consiglio dell’Opera si interroghino e rispondano ogni anno rispetto ai seguenti punti:

a. Non smettono di crescere attorno a noi, anche in forme nuove, le povertà e i disagi. Quali sono i giovani ultimi che sono attorno a noi? Cosa stiamo attualmente facendo per loro? Quale segno concreto poniamo in atto per testimoniare la nostra attenzione prioritaria e specifica nei loro confronti?

b. E’ necessario lavorare in équipe. Come stiamo lavorando in équipe, religiosi e laici? Cosa possiamo fare per crescere in questa forma di comunione, di collaborazione e di corresponsabilità?

c. Il nostro agire è un piccolo contributo accanto a quello di tanti altri che agiscono per il bene comune e per il regno di Dio. Come ci stiamo inserendo rispetto alle dinamiche presenti nel territorio, agli altri operatori ivi presenti, alle politiche sociali, familiari e giovanili? Abbiamo attenzione alle sfide rappresentate dall’immigrazione e dall’interculturalità?

d. E’ necessario investire di più sulla formazione. In questa prospettiva l’inserimento di collaboratori laici spiritualmente e professionalmente preparati nell’organico dell’opera Giuseppina, preveda un cammino di formazione e discernimento e un relativo investimento economico.


2.2. Livello Organismi territoriali, Aree pastorali, Coordinamenti e Consiglio Provinciale


2.2.1. SITUAZIONE


a. A livello di provincia si avverte una fatica nel condividere le esperienze positive tra i vari settori della pastorale, e a volte si nota un’eccessiva concentrazione sugli aspetti tecnico-amministrativi rispetto a quelli pastorali

b. C’è un certo senso di delega rispetto ai confratelli incaricati a livello nazionale dell’animazione vocazionale

c. Sembra che vi possano essere nelle aree delle problematiche di varia natura


2.2.2. OBIETTIVI


a. Essere di supporto alle realtà presenti nel territorio

b. A fianco dei confratelli incaricati esistano anche altri confratelli e laici impegnati in un progetto di animazione vocazionale

c. Chiarire le problematiche esistenti nelle diverse aree pastorali


2.2.3. PERCORSI


a. Gli Organismi territoriali.

Essendo un’opportunità di comunione, collaborazione e corresponsabilizzazione, è bene che ogni confratello e laico avverta come un’occasione preziosa il potervi prendere parte.


b. Le Aree pastorali (provinciali).

Si giudica in modo globalmente positivo e si accetta la proposta delle aree pastorali descritta nel Regolamento Provinciale.

- Le aree aiutino a qualificare maggiormente la nostra pastorale in modo da aprire ad ambiti di riferimento più vasti rispetto al livello locale.
- Ogni area individui e si ponga i propri obiettivi e metodi di lavoro
- Il Consiglio Provinciale aiuti le varie aree ad identificare gli ambiti problematici.


c. Il Coordinamento di Pastorale Giuseppina.

Si configuri come un laboratorio di pensiero e azione:

- Riflettendo circa l’agire pastorale all’interno della realtà continuamente in mutamento e cambiamento, avvalendosi anche della collaborazione di esperti (religiosi o laici) e del Centro Studi di Viterbo.
- Offrendo alle Comunità, ai Consigli dell’Opera e agli Organismi similari di partecipazione gli strumenti necessari per la progettazione e la pianificazione pastorale.
- Raccogliendo dalle stesse Comunità e Consigli dell’Opera, attraverso il lavoro di discernimento delle aree, i suggerimenti per diffondere proposte e stili operativi più adatti a incarnare il nostro carisma nell’oggi.
- Lanciando, o anche collaborando a iniziative comuni che favoriscano l’incontro dei giovani, dei laici e dei confratelli, rafforzino il legame tra le Opere e consolidino il senso di appartenere alla Famiglia del Murialdo.


d. Il Consiglio Provinciale oltre ai compiti di sua competenza, come stabilito dal

Regolamento Provinciale:

- disponga affinché le Opere an. cora prive del Consiglio dell'Opera e Organismi similari, se ne dotino al più presto, aiuti quelle che già l’hanno istituito a fare le opportune verifiche perché cresca e diventi davvero il luogo della condivisione carismatica e della corresponsabilità di tutti i membri rispetto alla gestione dell’Opera;
- richieda ad ogni Opera la redazione del piano pastorale, lo valuti lo assuma e se ne faccia garante della continuità.


Essendo l’animazione vocazionale legata al senso della paternità che ciascuno di noi e ciascuna nostra comunità deve avere e coltivare in sé, per favorire questo aspetto della nostra consacrazione il Consiglio Provinciale investa sulla pastorale vocazionale con una comunità che operi sul territorio nazionale per l’ospitalità, l’animazione, l’accompagnamento e la formazione dei giovani nello stile famigliare e operativo proprio di una comunità. A questa comunità si sentano di appartenere come gruppo operativo anche tutti quei confratelli o laici, che volontariamente ed apertamente aderiscono al progetto. Questa “comunità a raggiera”, in collaborazione con il Coordinamento della Pastorale Giuseppina, si incontri periodicamente, inviti a riflettere sul tema vocazionale e proponga ai giovani forme di dono della propria vita e di servizio “collaudate” e “nuove”.


2.3. VERIFICHE


2.3.1 Nell’ottica di fare in modo che le Aree pastorali mantengano lo scopo per cui sono nate, al termine di questo primo anno si effettui una verifica in vista di una eventuale ridefinizione sia dei contenitori che dei contenuti. Tale verifica dovrebbe tenere conto di alcuni indicatori:

- il numero degli incontri effettuati dall’area (se non c’è stato quasi nessun incontro…)
- gli eventuali eccessivi impegni che hanno comportato per i confratelli
- il miglioramento complessivo della copertura dei problemi da parte delle aree.


2.3.2 Il Consiglio provinciale riveda e verifichi quanto espresso nei punti precedenti.




3. PROFEZIA E CARISMA NELLA NOSTRA FORMAZIONE CONTINUA



3.1 SITUAZIONE


- La realtà delle nostre comunità/opere (numero, età dei confratelli e situazioni concrete delle opere)
- le sfide del mondo e dell’incontro tra i popoli e la nuova evangelizzazione
- l’urgenza di comunità appassionate di Cristo e dell’umanità
- la necessità di essere aperti al territorio, in atteggiamento di ascolto e proposta, orientano a individuare nelle singole comunità i soggetti del rinnovamento della Congregazione in Italia sulle linee del Capitolo Generale XXI.


3.2 OBIETTIVO


Rendere le nostre comunità luoghi di formazione continua per realizzare la propria vocazione alla santità individuale e comunitaria.


3.3 PERCORSI


3.3.1 Per quanto riguarda la nostra Provincia, si riconosce la validità dei cammini di formazione personale concordati tra il Provinciale, il formando e la comunità scelta per il periodo della formazione stessa. Per questo il Consiglio provinciale individui i criteri minimi secondo i quali le comunità possano divenire parte attiva della formazione e possano essere aperte ad esperienze del “vieni e vedi”.

3.3.2 Il Consiglio provinciale favorisca che la formazione iniziale venga fatta nella nazione di origine mentre il tirocinio può essere valorizzato come occasione favorevole per lo scambio e formazione internazionale.

3.3.3 In questo sessennio i formatori, in intesa con il Consiglio provinciale, elaborino e sperimentino percorsi di preparazione immediata alla professione perpetua. (CG. R 15)

3.3.4 Il Consiglio provinciale, anche in base ad una valutazione dell’esperienza dell’anno di For-per, rilanci una formazione che diventi soprattutto capacità di gestire l’autoformazione, favorendo gli incontri tra comunità vicine, valorizzando le opportunità offerte dalla Congregazione e le risorse anche di altri organismi e degli attuali mezzi di comunicazione. (CG. R 13 e Mozione 10).

3.3.5 Per quanto riguarda la formazione permanente, il Capitolo provinciale ribadisce che sono anzitutto le singole comunità, nei loro contesti reali, ad esser chiamate a mobilitarsi in prima istanza per attuare percorsi di formazione attraverso un progetto comunitario dove si impegnino i singoli confratelli a livello personale tramite il proprio progetto vita. (Mozione 9)

3.3.6 Nel cammino di formazione permanente le Comunità e il Consiglio provinciale favoriscano l’elaborazione di progetti personali che possono prevedere anche l’acquisizione di titoli di studio superiore o periodi di formazione specifica. (àConsiglio provinciale, Comunità, confratelli)

3.3.7 E’ compito del Consiglio provinciale dare stimoli, contenuti, proposte, strumenti per animare e sostenere la formazione continua nelle singole comunità. (à Consiglio provinciale)

3.3.8 Gli incontri dei direttori siano più mirati nel proporre modalità di progettare, programmare, attuare, verificare i percorsi di formazione continua delle comunità.

3.3.9 E’ necessario rendere più significativi gli Esercizi Spirituali perché siano veramente esperienze di Congregazione nelle celebrazioni e nelle proposte di riflessione a livello spirituale e apostolico.

3.3.10 Le comunità d’intesa con il Consiglio Provinciale favoriscano sperimentazioni affinché dei giovani che lo richiedono, siano accompagnati a vivere il carisma spirituale e apostolico che hanno scelto come proprio, attraverso un preciso progetto, in una qualche forma di fraternità anche per un tempo determinato. (CG. R 17)

3.3.11 Le Comunità favoriscano le vocazioni laicali e missionarie ad tempus in collaborazione con gli organismi ecclesiali a livello locale o a livello nazionale (Mozione 57)

3.3.12 Nel cammino di formazione continua e reciproca con i laici, le comunità valorizzino il tema formativo proposto annualmente dal Coordinamento della FdM e la partecipazione alle Giornate Nazionali di Spiritualità.

3.3.13 Per tutti i confratelli gli impegni di apostolato diventino motivo di formazione permanente specifica.

3.3.14 Nella quotidianità, momenti preziosi di formazione devono restare i ritiri mensili, le conferenze settimanali, le giornate di comunità, letture spirituali e formative, l’uso sapiente dei mezzi di comunicazione sociale.(à Confratelli)


3.4 VERIFICHE

Le opportune verifiche saranno attuate o dalla comunità stessa, o dalla visita del Superiore Provinciale e, all’occorrenza, dai responsabili delle varie aree, o dagli incontri periodici dei direttori; con le modalità e i tempi previsti dalla programmazione annuale.




4. PROFEZIA E CARISMA NEL SERVIZIO DELL’AUTORITA’ PER LA COMUNIONE



4.1. A LIVELLO PROVINCIALE


4.1.1 SITUAZIONI


a. Siamo Provincia Italiana, unita di fatto, ma ancora da realizzare nei percorsi comuni e nel sentire. L’unità della provincia può aiutare a centralizzare e coordinare gli ambiti, ma può anche aumentare le “distanze” e i viaggi.

b. Dai dati concreti emerge che 110 confratelli su 248 hanno più di 70 anni. Siamo 43 comunità e opere: la prospettiva nei prossimi anni è che ogni comunità abbia 2-3-4 confratelli soltanto.

c. Lo sviluppo o la crisi di un’opera dipende anche dall’invio o meno di confratelli nuovi nell’opera e dalla capacità di sviluppare collaborazione laicale.


4.1.2 OBIETTIVI


a. L’unificazione della Provincia italiana impegna tutti, prima di ogni aspetto organizzativo, a crescere nella mentalità di provincia unica.

b. Le varie forme di governo e coordinamento tengano presenti le diversità locali e favoriscano lo sviluppo delle ricchezze territoriali, mirando nello stesso tempo a costruire un sentire e vivere comune di provincia.

c. Il consiglio provinciale, con l’aiuto dei vari coordinamenti e in accordo con le singole case, prepari la programmazione pluriennale che indichi le priorità di sviluppo o ridimensionamento di opere e/o attività in riferimento a scelte carismatiche e apostoliche, oltre che alle risorse umane e finanziarie disponibili (CG XXI racc. 22) e tenendo presenti le indicazioni del testo: “Comunità con prospettive di futuro”.


4.1.3 PERCORSI


a. Il consiglio provinciale sviluppi mediante iniziative apposite il senso di appartenenza all’unica Provincia Italiana (Italia, Romania e Albania).

b. Il provinciale, coadiuvato dal suo consiglio, mantenga viva attenzione verso ogni singolo confratello e i vari consiglieri conoscano le opere della provincia, in particolare della propria area di competenza.

c. Le scelte di spostamento di confratelli o di chiusura di opere non siano lasciate alle situazioni contingenti o alle emergenze. Il consiglio provinciale, avvalendosi dei coordinamenti e delle aree, delinei delle strategie condivise per una saggia previsione delle prospettive future, per la programmazione di interventi e per le scelte che si renderanno necessarie, armonizzando il progetto personale del singolo confratello col progetto comunitario e apostolico dell’opera, tenendo presenti le situazioni della Chiesa locale e del territorio e consultando anche i laici coinvolti nella conduzione dell’opera.

d. Per l’apertura di nuove comunità, opere o attività, il consiglio provinciale valuti attentamente gli aspetti carismatici, organizzativi e di continuità e trasmissibilità di ciò che viene iniziato, in dialogo con la Chiesa locale.

e. Il consiglio provinciale continui ad organizzare degli incontri per la formazione dei superiori di comunità e opera, che vengano incontro ai compiti sempre più importanti che li riguardano e per attuare gli obiettivi indicati dal capitolo generale.

f. Il Consiglio provinciale, per stimolare la riflessione e il nuovo in atto, elabori una relazione per la prossima consulta di metà sessennio sui vari casi di comunità e opere che vivono situazioni di sperimentazione di vita di comunità e di governo dell’opera.

g. In linea con CG XXI 4.2.1.b/d. il Consiglio Provinciale, se si renderà necessario, privilegi il raggruppamento di comunità territorialmente vicine piuttosto che la soppressione delle opere e comunità. Tuttavia il desiderio di tenere aperte le opere non deve andare a scapito della vita comunitaria. Distinguendo comunità e opere, si garantisca una corretta gestione carismatica delle attività delle opere coinvolte, ma anche una adeguata vita comunitaria dei confratelli.

h. Circa Albania e Romania il Consiglio Provinciale si attrezzi in modo da avere chiari riferimenti e valuti le loro indicazioni e richieste.


4.2. A LIVELLO DI COMUNITÀ E OPERE


4.2.1 SITUAZIONI


a. Le comunità sono sempre più piccole e le opere sempre più vaste e complesse.

b. Da qualche anno abbiamo percorso la strada della collaborazione laicale: è un dato di fatto, una bella realtà e una necessità per il futuro.

c. Non sempre la gestione delle opere si accompagna alla trasmissione carismatica, tuttavia ci sono opere rette solo da laici, in linea con la nostra tradizione apostolica.


4.2.2 OBIETTIVI


a. Ogni comunità elabori un progetto di vita comunitaria ed apostolica attorno a cui tutti si riconoscono e a cui tutti concorrono (CG XXI 4.2.1.c) tenendo presente il testo: “Comunità con prospettive di futuro”. Ogni comunità-opera continui a sviluppare la corresponsabilità dei laici nella conduzione delle opere, in base alle varie situazioni locali.

b. Le realtà e opere dove non vi è una comunità giuseppina siano seguite da confratelli incaricati dal Consiglio Provinciale o da un’altra comunità vicina, per garantire la formazione carismatica reciproca con i laici, definendo le rispettive responsabilità.


4.2.3 PERCORSI


a. In ogni opera, entro il prossimo triennio, sia costituito e funzionante il Consiglio dell’Opera (o altra forma di corresponsabilità tra religiosi e laici, cfr. Regolamento) in dialogo con gli altri organi competenti esistenti nella specifica opera.

b. Ogni comunità ed opera elabori o verifichi il progetto di vita comunitaria ed apostolica.

c. Prima di iniziare qualunque nuova attività o settore consistente dell’opera, il CdO ne valuti attentamente la continuità e trasmissibilità.

d. Si invitano le opere a sviluppare percorsi di corresponsabilità e trasmissione carismatica, attraverso strumenti strutturati e non occasionali (per esempio mediante cooperative, associazioni, consorzi, ecc.) e adottando gli adeguati strumenti giuridici.

e. Ogni confratello privilegi gli ambiti carismatici e spirituali della propria presenza e azione nell’opera.



4.3 VERIFICA

4.3.1 Ogni progetto di comunità e opera contenga gli strumenti adeguati di verifica del progetto stesso.

4.3.2 Il provinciale visitando le comunità verifichi che sia stato stilato il progetto di comunità e opera e ne verifichi le modalità di attuazione.

4.3.3 La consulta di metà sessennio, facendo una analisi della situazione, verifichi l’attuazione, nelle varie comunità e opere, degli obiettivi e dei percorsi indicati.

4.3.4 Il documento “Comunità con prospettive di futuro” sia mantenuto come punto di riferimento.




5. PROFEZIA E CARISMA NELL’AMMINISTRAZIONE E COMUNIONE DEI BENI


5.1 SITUAZIONE


Il Capitolo

a. preso atto di alcune situazioni di criticità (progressiva diminuzione nella capacità di produzione di reddito da parte dei confratelli; difficoltà nell’attuazione delle modalità attuative per una effettiva corresponsabilità tra i livelli di congregazione e tra religiosi e laici; standards di vita troppo diversi tra le comunità; mancanza di liquidità e di equilibrio economico in alcuni settori apostolici; poca chiarezza ed incertezze nei cammini di consegna delle opere; difficoltà a comprendere e ad attuare il valore della CdB; difficoltà di raccordo con la congregazione per le varie tipologie di realtà giuridicamente costituite come terze presenti nelle opere);

b. rilevata la necessità di un rigoroso rispetto delle norme e delle leggi che attengono a tutto l’ambito economico ed amministrativo;

c. consapevole che è impegno di tutti fare in modo che il servizio amministrativo svolto ai vari livelli diventi sempre di più segno e strumento di comunione e di scelte carismatiche


indica per il prossimo sessennio il perseguimento dei seguenti obiettivi, da raggiungersi attraverso alcune indicazioni di percorso.


5.2 OBIETTIVI e PERCORSI

5.2.1

Obiettivo 1

Sentirci tutti partecipi e responsabili dei problemi economici ed amministrativi (di natura fiscale, organizzativa, gestionale, contabile) che coinvolgono, allo stesso tempo e solidarmente, periferia e centro.

Percorsi

- favorire sempre più la conoscenza da parte di tutti (confratelli e laici) degli strumenti e dei dati contabili ed amministrativi;
- dare frequenti informazioni (dal centro alla periferia) e acquisirle (dalla periferia) con senso di responsabilità e appartenenza;
- dare riscontro e risposta alle comunicazioni ed indicazioni di natura economico/amministrativa che provengono dal centro, superando il diffuso senso di distacco e di delega;
- dare importanza e rispettare le scadenze assegnate per adempimenti contabili e amministrativi (pagamenti, bilanci, resoconti, programmazioni);
- riunioni periodiche dedicate alla trattazione di problemi economici ed amministrativi, ad informazioni, alla verifica degli adempimenti, cui partecipino direttori, economi, addetti amministrativi;
- una commissione economica maggiormente allargata.


5.2.2

Obiettivo 2

Rendere ben visibile che siamo amministratori di beni della Chiesa, da utilizzare per il mantenimento delle comunità, delle opere, per le necessità del territorio, soprattutto dei giovani.

Percorsi

- attuazione scrupolosa delle norme di Congregazione in fatto di contabilità e amministrazione, assunte quali indicazioni e strumenti che aiutano la fedeltà e rendono trasparente e facilmente verificabile il nostro operare in ambito amministrativo;
- valorizzazione (e in certi casi riproposizione) dei momenti di informazione periodica alla comunità e ai vari consigli, puntando sul maggiore coinvolgimento possibile;
- revisione (a livello locale e provinciale) dei criteri di utilizzo delle nostre strutture (edifici), perché servano al meglio e al massimo per fini apostolici e non ci siano sprechi o utilizzi limitati;
- in sede locale, programmare bene e con lungimiranza, anche con piani pluriennali concordati e definiti con il Consiglio provinciale, gli interventi di manutenzione straordinaria, realizzandoli poi con oculatezza, nel rispetto delle leggi e norme, disponibili ad investire anche economicamente in formazione dei confratelli e dei laici a servizio dei ragazzi e giovani più poveri;
- orientarsi ad una maggiore sobrietà nella vita comunitaria e nell’opera, cogliendo le occasioni, a tutti i livelli, di risparmio per forniture di servizi, privilegiando, quando possibile e opportuno, le azioni a livello unitario.


5.2.3

Obiettivo 3

Individuare le situazioni favorevoli per una effettiva “consegna” delle opere, in attuazione della linea indicata dal capitolo provinciale di gennaio 2006.

Percorsi

- il Consiglio provinciale, con l’apporto dei confratelli, chiarisca bene la portata delle indicazioni della relazione morale al capitolo di gennaio 2006, anche rispetto al loro valore (semplice indicazione? Strategia generale? Sperimentazione?...);
- acquisire, con opportuni percorsi formativi, una comune mentalità di congregazione rispetto alle strade e ai mezzi scelti per dare attuazione alla “consegna”;
- rendere evidente da parte del Consiglio provinciale il ruolo e la funzione di “garanzia” dei cammini intrapresi;
- assumere a livello locale un atteggiamento di rispetto e di continuità dei cammini intrapresi, anche in occasione di cambi del direttore e di confratelli.


5.2.4

Obiettivo 4

Crescere nella mentalità e nella pratica di una effettiva CdB tra le comunità e di una maggiore solidarietà tra le opere.

Percorsi

- chiarire che la CdB delle comunità si situa dopo tutti gli impegni ordinari e straordinari che fanno capo alla comunità
- concordare ogni anno, in sede di assemblea dei direttori, le modalità attuative della CdB delle comunità
- da parte del Consiglio della PI incentivare e motivare l’attuazione della CdB anche con la proposizione di progetti e/o di modalità del suo utilizzo e destinazione
- aiutare (anche con opportuna presenza) le comunità a leggere i propri bilanci, suggerendo anche le effettive possibilità di attuare la CdB
- compatibilmente con le esigenze di programmazione finanziaria della Provincia, sperimentare con alcune comunità il superamento del doppio canale (contributi e
CdB);
- il Consiglio della PI prospetti e favorisca azioni concrete di comunione e solidarietà tra le opere
- orientare le opere ad una effettiva solidarietà al loro interno, anche tramite lo scambio di risorse finanziarie, e sostenere queste operazioni con l’intervento autorevole del Consiglio provinciale
- considerare come CdB, anche nel riscontro contabile, le azioni di solidarietà a favore delle opere dell’Albania e della Romania e delle altre realtà di Congregazione a carattere missionario.


5.2.5

Obiettivo 5

Crescere nella sussidiarietà e complementarità, tra periferia e centro, tra le varie realtà all’interno dell’opera, tra congregazione e parrocchie affidate, tra congregazione e realtà giuridicamente terze, ma operanti

nell’opera

Percorsi

- In sede locale conoscere (magari con apposito censimento) le diverse realtà (associazioni, enti, gruppi) giuridicamente od effettivamente terze rispetto alla Congregazione, che operano in regime di “autonomia amministrativa” e, ove
necessario, ricondurre i rapporti giuridico/amministrativi con la Congregazione a criteri di effettiva sussidiarietà e complementarità (partecipazione ai costi di funzionamento/manutenzione/utilizzo delle strutture, destinazione dei ricavi, rendicontazione, consegna e approvazione dei bilanci, contratti di comodato e uso, definizione degli statuti e regolamenti…).
- Assumere l’abitudine di frequenti comunicazioni tra periferia e centro per informazioni, suggerimenti, richiesta di pareri, avvisi, valorizzando a questo fine lo strumento telematico appositamente predisposto.
- Chiarire, anche tramite momenti di formazione e confronto, le questioni di mentalità e di prassi che creano difficoltà di comprensione e di attuazione nella gestione dei rapporti e degli adempimenti amministrativi delle parrocchie in
rapporto alla Congregazione.
- Nonostante i limiti e le perplessità che si possono avere in merito al funzionamento del CdO, nessuna opera sia priva di organismi di effettiva partecipazione dei laici all’animazione e alla gestione dell’opera.
- Il Consiglio provinciale assuma, nel prossimo triennio, il compito di favorire in Provincia una riflessione globale sul CdO (composizione, compiti, durata…).



5.3. VERIFICHE

5.3.1 a livello locale:

valorizzare i momenti comunitari (conferenze, programmazione, riunioni, bilanci, relazione morale) per la verifica degli impegni,adempimenti e cammini di propria competenza


5.3.2 a livello provinciale:

a. ogni anno il Consiglio effettui un momento di verifica per i compiti che gli sono propri, soprattutto in riferimento ai risultati delle operazioni sul conto 15;

b. in ambito di assemblea dei direttori si proponga un momento di verifica complessiva e partecipata



RACCOMANDAZIONI


1.
Chiediamo al Consiglio Provinciale di verificare la disponibilità dei confratelli a scommettere su comunità nuove costruite a partire da una sintonia carismatica e progettuale.

2.
Ci si impegni come provincia ad approfondire ulteriormente il tema del dialogo interculturale ed interreligioso, coniugando accoglienza, identità e reciprocità.

3.
Per dare seguito a quanto raccomandato dal Capitolo Generale XXI il Capitolo Provinciale

1) Invita ogni comunità a porsi sulla strada del rinnovamento continuo:
a) attraverso il recupero quotidiano del dialogo fraterno reciproco e sereno
b) vivendo la comunicazione dei beni materiali e spirituali
c) ponendo gesti di riconciliazione
d) nell’ascolto comunitario e condiviso della Parola di Dio
e) con un progetto apostolico elaborato comunitariamente e che sia espressione della partecipazione comunitaria alla missione
f) aprendosi decisamente e fiduciosamente ad una comunione di vita e di formazione reciproca con i laici, condividendo con loro momenti di spiritualità, occasioni di apostolato e di condivisione fraterna
g) convinta e decisa valorizzazione del CdO

2) chiede al consiglio provinciale una azione di discernimento in merito alle esperienze di Nicotera, Riva del Garda, Acquedolci, Durazzo e Torino Salute per verificarne gli elementi di significatività, validità, continuità, trasmissibilità.

3) impegna ogni confratello ad aprirsi al nuovo e il Consiglio Provinciale a cogliere le opportunità che possono dar vita a modi nuovi di vivere la fraternità e l’apostolato, tra religiosi e laici. Per l’apertura di comunità “nuove” riteniamo non si possa prescindere da questi elementi:

a) vengano impegnati almeno due confratelli
b) ci sia sintonia di intenti spirituali e apostolici tra loro e con dei laici con i quali dare
vita alla Famiglia del Murialdo
c) ambito territoriale e apostolico specifico e ben definito
d) un progetto apostolico

4) Il Consiglio Provinciale predisponga un Protocollo quale base per la progettualità di queste nuove comunità, per rendere possibile la verifica e l’accompagnamento.


4.
Si constata con gioia che il ricordo di p. Ettore Cunial suscita ancora tanta ammirazione, e spinge numerose persone, cristiani e musulmani, italiani e albanesi, a rivolgere inviti sempre più convinti perché si indaghi sulle sue virtù e sulla sua figura di religioso e sacerdote pio e laborioso, obbediente e dedito ai giovani fino all’ultimo. La comunità Fier-Durazzo volentieri aggiunge la propria voce e il proprio sostegno a questa sollecitazione, certa che l’indimenticato confratello meriti di essere proposto all’imitazione e alla devozione dei fedeli.

Si propone pertanto che il Consiglio Provinciale si attivi entro breve tempo per una ricerca seria e approfondita, raccogliendo documentazione e testimonianze, per valutare l’opp

ortunità di procedere alla richiesta di apertura della causa presso la competente autorità ecclesiastica.

5.
Proponiamo al Consiglio Provinciale di studiare la possibilità di aprire nel corso del sessennio una nuova comunità-opera in Romania.

6.
Data l’importanza che S. Giuseppe ha nella spiritualità della Congregazione il Capitolo raccomanda a tutti i confratelli la promozione della devozione al nostro Santo nelle comunità e nelle opere della Provincia. Il Capitolo auspica che venga valorizzato il santuario di S.G.Vesuviano come luogo di pellegrinaggio e centro promotore di pietà popolare.

7.
Il Consiglio provinciale, in chiusura dei bilanci 2006, proceda alla revisione del conto 15 che riscontra i rapporti fra sedi periferiche e sede centrale tenendo conto della natura delle varie registrazioni contabili. Le risultanze contabili conseguenti a questa operazione siano assunte dalle sedi quale dovere primario in ordine alle modalità e tempi di assolvimento degli impegni. A partire dal mese di gennaio 2007, si adotti il sistema dei versamenti mensili per pagamenti e rimborsi dovuti alla sede centrale, al fine di ridurre al minimo la possibilità di accumulare pendenze.

In sede di comunità, in chiusura dei bilanci 2006 e in accordo con l’economo provinciale, si proceda alla revisione del conto 15 che riscontra i rapporti fra comunità/opera/settori dell’opera, definendo anche i tempi e i modi per le operazioni di rimborso in base ai dati risultanti dalla revisione. Per il futuro si attuino periodicamente i conguagli e/o i rimborsi necessari, al fine di evitare l’accumulo di risultanze sul conto 15.

8.
Il TFR pregresso al 31.12.2006 sia unificato a livello nazionale secondo un progetto complessivo che preveda in capo al Consiglio della Provincia Italiana:

- la garanzia dei doveri verso i terzi, compresi quanti attualmente oggi non garantiti da accantonamenti reali delle comunità ed opere;
- la gestione dell’ammontare degli accantonamenti effettuati, quale deposito unico a livello nazionale, da utilizzare anche come sportello finanziario per particolari necessità:
- la determinazione di un piano pluriennale (anche a lungo termine) che consenta la costituzione reale di un congruo accantonamento per le sedi particolarmente sprovviste.

9.
Rilevata l’impossibilità di individuare le modalità per garantire a “tutti i confratelli” una “adeguata sicurezza sociale” quale rendita pensionistica individuale, ma ritenendo possibile e doverosa un’azione di previdenza complessiva per la Congregazione in Italia, propone al Capitolo la mozione così riformulata:

Il Consiglio provinciale, attingendo soprattutto alla CdB, provveda alla costituzione di un fondo da utilizzare ad integrazione dei ricavi di quelle comunità particolarmente penalizzate da insufficienti apporti reali da “stipendi e pensioni dei confratelli”.

Si ponga inoltre la dovuta attenzione e si individuino le modalità affinché i confratelli già titolari di una posizione contributiva, possano maturare almeno i requisiti minimi a garantire loro l’erogazione di un congruo assegno pensionistico.

10.
Il Consiglio provinciale costituisca la commissione economica, quale struttura di aiuto all’economo provinciale, che si avvarrà anche delle professionalità specifiche di esperti, degli operatori della sede centrale e di confratelli. Si effettuino inoltre periodiche riunioni degli economi e degli addetti amministrativi, quali opportuni momenti di confronto e di verifica.

11.
Il Consiglio provinciale, ispirandosi a criteri di equità e carità, individui e definisca gli adempimenti economici che la Provincia d’intesa con il Consiglio Generale intende assumere nel caso di confratelli che lasciano la Congregazione. La questione e la proposta del Consiglio provinciale siano oggetto di confronto in una prossima assemblea dei direttori, fatte salve tutte le discrezionalità che occorre riconoscere in questi casi al superiore competente.

12.
Si riconosca da tutti particolare importanza ai controlli amministrativi, accolti ed esercitati quali modalità particolare di sussidiarietà e di prossimità. L’economo provinciale, anche per il tramite della commissione economica e/o di altri confratelli qualificati, svolga le opportune azioni di controllo e di verifica dei dati contabili ed amministrativi delle comunità ed opere. Il Superiore provinciale adempia a quanto previsto in Dir. 156 in materia di nomina dei revisori, offrendo anche indicazioni concrete circa le modalità e i contenuti della revisione.

13.
Il Consiglio provinciale verifichi le modalità per una più sistematica ed efficiente organizzazione di raccolta delle offerte e delle beneficenze a favore delle comunità ed opere della Romania e dell’Albania e ne definisca le priorità di impiego. I confratelli assecondino gli indirizzi a livello provinciale con atteggiamenti e comportamenti collaborativi e coerenti.

14.
Si presti particolare attenzione agli adempimenti e alle opportune verifiche per quanto attiene alla rendicontazione agli enti competenti, conseguente all’attuazione di progetti finanziati

15.
Il consiglio provinciale approfondisca i criteri di partecipazione al capitolo provinciale nell’ottica di una maggiore partecipazione, visto che in questo capitolo otto comunità non sono rappresentate.

16.
Circa la consulta di metà sessennio il consiglio provinciale abbia ad approfondire la natura della consulta stessa, Occorre distinguere adeguatamente la consultazione dei confratelli della provincia (perché solo i direttori? e chi volesse partecipare?) dalla necessità di consultazione dei laici. Proponiamo perciò che la consulta resti un organo solo di congregazione religiosa, ma che si realizzi una consultazione con i laici per ogni area, un incontro dei Consigli dell’Opera e un evento che coinvolga tutta la Famiglia del Murialdo.

17.
Proponiamo fortemente a tutta la provincia italiana ed alla famiglia del Murialdo un anno pastorale interamente dedicato alla preghiera, alla riflessione e ad iniziative pastorali aventi come scopo la pastorale vocazionale.




 
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