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IL SERVIZIO DEL SUPERIORE PROVINCIALE

E DEL CONSIGLIO PROVINCIALE




Un cammino comune

Terminata la stagione dei capitoli ai vari livelli, accolto il messaggio e fatto nostro il sogno, proviamo a tradurre in termini di progetto e di programmazione, perché il sogno sia attuato.

Il punto di partenza mi sembra essere questo: tutti siamo chiamati in causa, nessuno si senta escluso o non adatto: il camminare ed il sognare insieme fanno parte dello spirito del CG XXI.

Credo che al centro della nostra attenzione vada posta ogni comunità alla luce di quanto afferma il nostro documento capitolare: invitare ogni comunità a porsi sulla strada del rinnovamento continuo.

Non ci sono comunità di serie A e comunità di serie B, ogni comunità può avere prospettiva di futuro nella misura in cui si mette in cammino.

Come Provincia Italiana (PI) siamo ora chiamati a:

  • Pianificare scelte responsabili e qualificanti per crescere come comunità e persone capaci di comunione, da consacrati e da adulti nella fede e nel servizio.

  • Offrire elementi di una verifica costante del cammino fatto e da farsi.

  • Diventare garanzia di continuità anche nel cambio delle persone coinvolte nell’impegno di costruire la comunità ed esprimere un servizio educativo.

  • Abilitare tutti i confratelli a vivere con entusiasmo e responsabilità il proprio ruolo in comunione con religiosi e laici.


Scelti per scegliere, amati per amare.

Abbiamo fatto nostro un progetto non nato e pensato da noi, ci siamo inseriti in una storia di carisma e di congregazione; è questa ora la nostra storia.

All’inizio non ci siamo noi con i nostri programmi e le nostre idee, ma un dono di Dio che abbiamo accolto e che ci abilita ad accogliere a nostra volta.

Certo fa parte del nostro cammino anche la fragilità e la consapevolezza del limite, ma non può venir meno la speranza di una risposta fedele, totale, radicale. Gabriel Marcel diceva: “Disperare di me o disperare di noi, è essenzialmente disperare di Te”.

Il problema di fondo è la fede.


Rinnovare il fine

Perché rinnovare i propositi, rifare i progetti, proporre altre programmazioni? Perché sentiamo il bisogno di alcuni strumenti che ci aiutino a mantenere vivo il fine della nostra vocazione.

Sentiamo rivolto a noi l’invito di san Paolo a Timoteo: “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te” (2Tm 1,6).

La vocazione che abbiamo ricevuto è grande ma possibile, perché fondata sulla fedeltà di Dio nei nostri riguardi. “Il religioso è un teoforo dello Spirito che si appassiona al mistero che già si è compiuto in lui; è il mistero della creazione e della ri-creazione nel sacramento della rinascita battesimale, del cammino verso l’amore sponsale, verso la piena somiglianza di Colui che ci ha amati per primo…” (Simionato, Atti Usmi, 2006).

Con la Chiesa che cammina nel terzo millennio ci sentiamo interpellati soprattutto nell’essere testimoni di comunione. “Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi e la cui luce va colta sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. (…) Spiritualità della comunione significa capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del corpo mistico di Cristo, dunque come “uno che mi appartiene” (NMI43).


Rendere fattibili i mezzi

La lettura dei vari documenti di Congregazione, a partire dalla Regola e dai documenti capitolari, ci fa scoprire una serie di mezzi da mettere in atto per un processo di Formazione Permanente (FP).

In occasione di convegni sentiamo tante proposte, tanti stimoli; ne rimaniamo stupiti ed ammirati, ma poi ci risultano poco fattibili, difficili da coniugare con la realtà di tutti i giorni, belli ma impossibili, o quasi.

Il superiore provinciale ed il suo consiglio hanno come compito primario l’animazione della VC consacrata nella PI, a servizio dei confratelli e delle comunità, specie nella dimensione dell’ascolto e dell’accompagnamento dentro un progetto.

Per questo ho cercato di individuare dei mezzi fattibili, pensando più ad una pioggia che scende con continuità che ad iniziative estemporanee, magari anche forti sul momento ma fragili nel dopo.


Il servizio del superiore provinciale e del suo consiglio


Superiore provinciale:

  • Colloqui personali con i singoli confratelli e incontri comunitari il più frequenti possibili.

  • Attivare una comunicazione continua, reciproca, costante con i singoli e con le comunità.

  • Lettera mensile alle comunità.

  • Comunicazioni frequenti a tutta la PI per iniziative, informazioni su situazioni particolari di comunità e confratelli, ecc.

  • Partecipazione agli esercizi spirituali di congregazione con alcuni momenti di informazione e di riflessione comune.

  • Sostenere ed accompagnare, come responsabile in prima persona, l’animazione vocazionale, la formazione iniziale e permanente; coordinare le varie iniziative, visite alle case di formazione.

  • Attenzione specifica ai giovani sacerdoti e professi perpetui entro i primi cinque anni; un incontro breve nell’anno ed esercizi spirituali annuali (aperti anche ad altri confratelli).


Superiore Provinciale e Consiglio provinciale:

  • Presiedere le varie Aree e i Coordinamenti.

  • Accompagnare i direttori nella loro opera di servizio alle comunità: due riunioni annuali ed esercizi spirituali insieme, sviluppando un medesimo tema che possa essere di aiuto per la programmazione annuale.

  • Incontro del consiglio provinciale con le comunità e con le singole aree, secondo scadenze da concordare con gli interessati.

  • Alla luce del documento capitolare aiutare a sviluppare nelle comunità: la corresponsabilità, il rapporto con i laici, il progetto comunitario, il progetto personale, il Consiglio dell’Opera, la Famiglia del Murialdo.

  • Proporre modalità di formazione permanente per confratelli e laici che hanno dei ruoli specifici nelle opere.

  • Preparazione della consulta triennale.


Una attenzione particolare: l’animazione vocazionale

Il capitolo della PI ci ha dato alcune consegne tra cui:
- la formazione di una comunità raggio a servizio della animazione vocazionale
- la celebrazione di un anno di riflessione e di proposte sul tema della vocazione.

Che cosa ci promettiamo con questa scelta? Frutti dell’anno vocazionale e della settimana vocazionale potranno essere: la riscoperta della propria vocazione come dono, come grazia, come cammino di realizzazione totale dell’esistenza; una ricchezza da testimoniare e da condividere; avere più chiaro il “come” l’animazione vocazionale specifica per scelte di consacrazione attraversa ogni ambito della nostra pastorale giuseppina. Paolo VI nel 1978 affermava: Che nessuno per colpa nostra ignori ciò che deve sapere, per orientare la propria vita.

Ma perché il discorso possa essere presente con continuità ogni anno verrà proposta una settimana vocazionale da vivere in tutte le comunità.

L’anno vocazionale può essere programmato per il 2008-2009.



La Provincia italiana “una comunità di comunità”

Ci siamo messi in cammino con la consapevolezza di aprire una stagione nuova a partire dalla costituzione della Provincia Italiana; un impegno che chiama in causa il cuore per tenere alto il nostro senso di appartenenza e la nostra mente per trovare tutte le strade possibili per renderla vera e reale.

Tutte le nostre scelte, ai diversi livelli, hanno valore in se stesse, ma nella misura in cui collaborano a costruire un sentire comune nella PI esse si richiamano e si arricchiscono vicendevolmente.

Affido questo cammino alla Santa Famiglia di Nazareth, modello di comunità nella comunione delle persone e delle vocazioni.


(da: "Il libro della Provincia")
 
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