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CONGREGAZIONE DI SAN GIUSEPPE - Giuseppini del Murialdo
PROVINCIA ITALIANA Santa Famiglia di Nazareth


IL FUTURO E’ IL NOSTRO BENE COMUNE - "Ecco verranno giorni…” (Amos 9, 13)


CONSULTA SPECIALE (Sassone, Roma, 30 marzo – 3 aprile 2009)




PRESENTAZIONE

Abbiamo celebrato la consulta speciale (Sassone, 30 marzo-3 aprile 2009) con l’intento di verificare con quanta fedeltà e coraggio la nostra Provincia Italiana ha saputo, nel triennio trascorso, tradurre nel concreto della vita delle comunità e delle opere gli ideali, i sogni, le intuizioni e le spinte profetiche che ci hanno consegnato il Capitolo Generale XXI e il nostro primo Capitolo Provinciale e di indicare linee di azione per il prossimo futuro capaci di dare corpo alle idee.

Guardando a noi stessi, alla nostra vita, alle nostre comunità ed opere, abbiamo cercato anche di “alzare lo sguardo” verso quegli orizzonti di “profezia e carisma” che, soli, possono agire da lievito evangelico nella quotidianità della nostra vita consacrata e nel nostro apostolato.

I sentimenti che ci accompagnano al termine della consulta sono molteplici, di tono e segno diverso.

Abbiamo constatato la distanza tra gli ideali che ci siamo proposti e la nostra capacità di tradurli nella vita quotidiana. Sentiamo spesso il peso e la fatica dei giorni, avvertendo i limiti delle nostre poche risorse, dell’invecchiamento, talvolta della stanchezza. Facciamo fatica, alle volte, ad allontanare da noi la sensazione di non farcela più e di essere inadeguati.

Avvertiamo però con gioia che il carisma che ci è stato consegnato è ancora in grado di far fiorire i nostri giorni, i nostri cuori, le nostre comunità ed opere. Attorno a noi sono evidenti i segni di una famiglia (laici, religiosi, giovani) che si allarga, che cresce, che si esprime in nuove modalità e dimensioni.

Sentiamo che non possiamo tradire i giovani che, nei nostri territori, hanno bisogno della nostra vicinanza, della nostra parola, del nostro sostegno alla loro dignità umana e per la loro formazione umana e cristiana. E tra loro sentiamo come più nostri quelli particolarmente poveri e in situazione di disagio.

Sono molti i laici che ci danno fiducia, offrono partecipazione, condividono cammini, assumono responsabilità, chiedono di vivere e crescere insieme grazie ad una spiritualità carismatica che è comune riferimento e sorgente di scelte vocazionali.

Nonostante i limiti, le incertezze, i ritardi, le paure che sentiamo in noi e intorno a noi, non vogliamo rassegnarci ad un atteggiamento di pura accettazione dell’esistente. Osiamo credere che sia ancora possibile per noi un vero rinnovamento della nostra vita, del nostro modo di operare, del nostro modo di essere religiosi giuseppini oggi.

A tutti i confratelli della Provincia ci sentiamo di dire che non saranno le difficoltà o le povertà ad impedirci il rinnovamento, ma solo le nostre resistenze, le nostre pigrizie e i nostri tradimenti.

Abbiamo cercato di dirlo nel documento finale della consulta, che consegniamo a tutti i confratelli della Provincia come una rinnovata dichiarazione d’amore al Signore, ai giovani, alla nostra Congregazione, alla Famiglia del Murialdo.

Con parole di sempre, forse consumate dall’uso, e con qualche indicazione di percorso abbiamo cercato di rappresentarci i possibili cammini per dare concretezza a questa dichiarazione.

“Ecco verranno giorni…” (Amos 9, 13-15): una parola di fiducia e di speranza.

La Santa Famiglia di Nazareth ci doni la forza e accompagni il nostro cammino.


Sassone, 3 aprile 2009




1. Rinnovamento della vita fraterna nell’orizzonte della FdM


Priorità

Ribadiamo con forza e rinnovata convinzione che per noi, Giuseppini del Murialdo, il rinnovamento della nostra vita fraterna può avvenire soltanto nell’orizzonte della FdM quale modalità concreta e specifica di attuazione dell’ecclesiologia di comunione e della comunione di vocazioni. Per questo le nostre comunità dovranno impegnarsi “ad aprirsi, a leggersi, ad integrarsi e a sperimentarsi sempre più in una comunione di vita, allargata nella FdM” (Cap. Gen. XXI, Racc. 4 d).


Strumenti, modalità, percorsi

a. Il progetto comunitario deve essere lo strumento per favorire il processo del rinnovamento che dovrà far particolare riferimento a queste 3 dimensioni sottolineate dalla Regola:

i. lo stile della vita fraterna;

ii. la nostra fedeltà all’identità carismatica (attenzione ai giovani poveri presenti nel nostro contesto);

iii. la nostra relazione coi laici all’interno della Famiglia del Murialdo.


b. Nella visita del Superiore provinciale o di un membro del consiglio provinciale alle varie comunità si dia una particolare attenzione e si faccia un momento di verifica al progetto comunitario e dell’opera.


c. Il Consiglio dell’Opera sia individuato come il principale referente del Consiglio Provinciale per ogni questione riguardante l’Opera. Ogni eventuale autorizzazione e decisione siano subordinate ad un effettivo ruolo di gestione e di corresponsabilità del Consiglio dell’Opera. Il Progetto apostolico - educativo delle Opere sia redatto dallo stesso Consiglio.


d. In occasione del cambio di un confratello il Superiore provinciale inizi per tempo un dialogo con i confratelli della comunità, con i componenti del CdO e, se opportuno, anche con altri laici. Il Consiglio provinciale nella prospettiva di chiudere un’opera o una comunità apra per tempo un confronto con il CdO.


e. Anche le parrocchie giuseppine oltre al Consiglio Parrocchiale Pastorale e Consiglio Parrocchiale Affari Economici, individuino alcune persone più sensibili ed attente al carisma murialdino per una maggiore collaborazione con la Comunità religiosa.


f. Una possibilità concreta del rinnovamento della nostra stessa vita fraterna è la costruzione della “comunità murialdina” intorno alla comunità giuseppina (L.C. 4 e 8 del Sup. Gen). Ciò si concretizza:

• inserendo nel curriculum di studi dei giovani giuseppini un percorso di formazione per la crescita nella corresponsabilità del carisma tra laici e religiosi;

• facendo fare loro esperienze di condivisione in realtà dove tale stile di relazioni viene vissuta concretamente;

• organizzando percorsi di co-formazione per i confratelli ed i laici.


g. Individuare all’interno del Consiglio Provinciale un incaricato della formazione che dovrà essere coadiuvato in questa azione da una équipe di formazione (laici e religiosi) “ai fini di aprire una strada di inediti percorsi di speranza e di futuro anche per la stessa vita religiosa” (L. C. 4 del Sup. Gen.).



2. Governo e organizzazione della Provincia


Priorità

Nel governo e nell’organizzazione della Provincia vogliamo ispirarci in modo sempre più evidente a criteri di sussidiarietà e complementarità. Riteniamo irrinunciabile la ricerca dell’unitarietà nel rispetto e valorizzazione delle risorse locali e territoriali. Crediamo che solo con una decisa e mirata azione formativa si possano sostenere i processi di cambiamento. Vogliamo che i Coordinamenti esprimano la comune responsabilità e partecipazione per una Pastorale Giuseppina sempre più efficace.


Strumenti, modalità, percorsi

Riteniamo molto importante ai fini di dare organicità e continuità alle azioni di governo, elaborare un progetto di Provincia completo in tutte le sue parti. Alcune di esse sono già realizzate (libro della provincia/capitolo di 2a fase): si tratta di dotarsi di tutti gli elementi (mezzi, tempi, ruoli, orizzonti futuri…) mancanti.


a) Il governo e l’organizzazione della Provincia ritengano quali priorità:

• Centralità della sfida educativa e importanza della Pastorale giuseppina nella sua totalità.

• Condivisione del carisma spirituale ed apostolico e vita fraterna con i laici.

• Formazione del personale.

• Esigenze della territorialità.

• Conoscenza più diretta di realtà e persone.

• Vicinanza ai confratelli.


b) Viene percepita come esigenza fondamentale da tutti il superamento della distanza tra realtà locale/territoriale e governo centrale, la realizzazione di un cammino comune che possa dare risposte al bisogno di unitarietà e alle sfide di oggi e che possa, attraverso un coordinamento più efficace, superare il frazionamento e la settorializzazione della pastorale. Si intende poi valorizzare la territorialità nel suo duplice ambito relativo all’incarnazione (dimensione teologica) e alla legislazione (dimensione civilistica), senza mettere a rischio il cammino di unitarietà.


c) Il Consiglio provinciale conservi la composizione attuale.


d) Si ritiene importante che sui processi di coinvolgimento di laici in compiti di particolare responsabilità (scelta di presidi laici, responsabili di settori, responsabili di realtà terze a noi collegate) si sviluppi una sinergia concorde tra il livello locale e quello nazionale per una forte azione di formazione e di discernimento. Inoltre si dovranno attivare azioni di formazione per i Direttori chiamati a dirigere Opere che richiedono particolari conoscenze e competenze.


e) Vogliamo progettare la pastorale giuseppina in modo unitario, con un Coordinamento pastorale nazionale e due coordinamenti zonali, che favoriscano lo scambio tra gli ambiti pastorali, il lavoro in rete, il radicamento al territorio, la ricaduta nelle opere. In essi siano rappresentati i vari settori pastorali e carismatici a livello nazionale e territoriale. I vari settori pastorali si ritrovano ugualmente nel loro ambito, o in modo autonomo, o in base ai propri regolamenti (Engim, Accoglienza) o su convocazione del Consiglio Provinciale.


f) Gli ambiti oratori-parrocchie, accoglienza e missioni possono ragionare e progettare insieme per meglio coniugare l’impegno carismatico verso i giovani poveri. L’Engim ong sarà un punto di contatto per i progetti all’estero.



3. RIORGANIZZAZIONE DELLE OPERE E DELLE PRESENZE


Priorità

Riconosciamo per la nostra Provincia la necessità non più dilazionabile di una riorganizzazione delle opere e delle presenze. Chiediamo che il Consiglio provinciale proceda con coraggio sulle strade già intraprese e a lui affidiamo il compito delle scelte necessarie, in dialogo con i CdO. Ci diciamo favorevoli, anche con l’itineranza apostolica, ad intraprendere percorsi di sperimentazione e di novità. Vogliamo impegnarci negli sforzi necessari perché la Provincia possa continuare con le presenze missionarie in Romania e Albania.


Strumenti, modalità, percorsi

a) Disponibilità alla itineranza apostolica nella nostra provincia e alla sperimentazione di forme nuove di vita comunitaria, sia con comunità che seguono più opere, sia di nuove forme di vita fraterna con laici; queste diverse nuove modalità si potranno aggiungere alle comunità tradizionali.


b) Criteri minimi perché ci sia vita religiosa giuseppina:

• dignità della vita dei confratelli e significatività del servizio apostolico;

• nuove forme di comunità non come scelta di singoli, ma come scelta di provincia;

• un solo confratello, soltanto nel caso di una riconosciuta fraternità e inserito giuridicamente in una comunità vicina;

• nel caso di comunità che seguono più opere, per vivere la vita di comunità è necessario che i confratelli si ritrovino in alcuni momenti settimanali, stabiliti insieme nel progetto comunitario.


c) E’ importante che le scelte di raggruppamento di comunità rispondano anzitutto ad un modo nuovo di pensarsi e progettarsi nel territorio, per una significativa presenza carismatica, di attenzione ai giovani poveri.


d) Le decisioni sulle Opere siano prese dal Consiglio Provinciale, in dialogo col CdO.


e) Accompagniamo con favore le esperienze che sono già in atto, sia per comunità che per trasversalità di gestione di attività di apostolato. Non è più possibile tramandare le scelte, occorre procedere con coraggio e spirito profetico.


f) Ogni comunità in questi 3 anni, in base alle indicazioni del Consiglio provinciale, valuti la possibilità di raggruppamento con le opere vicine territorialmente o che hanno attività di apostolato similari.


g) I progetti di raggruppamento delle comunità di Roma sud e delle comunità di Padova siano portati a termine entro i prossimi 3 anni.


h) Si chiede che nei prossimi 3 anni si valuti la presenza carismatica nelle parrocchie della nostra provincia. Si riconsegnino alle diocesi quelle che non rispondono ai criteri di Dir 35, soprattutto quelle che non hanno una costante dedizione alla gioventù povera.


i) Si chiede che nei prossimi 3 anni il Consiglio provinciale, insieme ai CdO, proceda a raggruppare le comunità/opere dove sono già in atto delle unificazioni di settori di apostolato, dove si è già fatta una riflessione, o dove le comunità di trovano territorialmente vicine.


l) Come segno di rinnovamento chiediamo di valutare la possibilità di aprire una nuova comunità/opera in Italia, con confratelli e laici, come nuova comunità di Famiglia del Murialdo.


m) I problemi delle nostre comunità in Romania e Albania non sono di tipo carismatico, ma di tipo economico e di personale; in Albania, anche vocazionale.

Riteniamo che si possano mantenere queste comunità con la situazione attuale. In Albania anche con la collaborazione di confratelli di altre province. In Romania in attesa del consolidamento delle due comunità presenti e in attesa che le prospettive vocazionali possano permettere eventualmente una terza comunità.

Queste comunità aiutano noi confratelli e i laici a sentirci impegnati in territori europei più poveri e missionari. Le opere italiane devono sentire queste opere come primo campo “missionario” e quindi impegnarsi anzitutto per il sostegno economico, quindi per sviluppare il volontariato laicale.

Riteniamo significativa la presenza a Durazzo, che sembra poter presentare prospettive, pur non immediate, anche in senso vocazionale.


n) Per ora non sembra opportuno in Albania e Romania assumere responsabilità di Parrocchia.


o) Ci preme sottolineare la necessità che i Direttori, per quanto attiene alla gestione delle opere e, in modo particolare, nei processi di raggruppamento, si ispirino sempre di più a criteri di effettiva condivisione di responsabilità con i CdO e di reale valorizzazione dell’aiuto e delle competenze dei laici. Nel chiamarli a ricoprire questo ruolo, si espliciti loro il mandato assegnato in relazione alla realtà dove si inseriscono. Ad essi sia garantita anche la formazione necessaria per l’acquisizione di competenze specifiche.


4. Amministrazione e comunione dei beni - Temi particolari


Priorità

Non vogliamo che l’ambito economico-amministrativo sia responsabilità di pochi o questione riservata agli esperti e ci impegniamo per una maggiore partecipazione.

Come comunità ed opere desideriamo crescere nella comunione dei beni, condividendo con il Consiglio provinciale progetti ed intenzioni.

Siamo fraternamente vicini ai confratelli ammalati e ci impegniamo perché abbiano cure e assistenza adeguata.

Ci lasciamo interrogare da quanti in questi ultimi anni hanno lasciato la Congregazionee continuiamo ad accompagnare il cammino dei giovani confratelli con appositi percorsi formativi.


Strumenti, modalità, percorsi

a) Per una maggiore corresponsabilità economico-amministrativa:

• l’economo provinciale verifichi la possibilità di predisporre strumenti di più facile lettura e immediata comprensione dei dati economici, a beneficio di tutti i confratelli;

• i Direttori siano maggiormente attenti alla valorizzazione e circolazione delle informazioni ricevute;

• le sedi locali siano maggiormente attente a fornire alla Provincia risposte alle domande e alle informazioni richieste;

• i Direttori e gli economi siano più attenti alle dovute informazioni periodiche ai confratelli in materia di contabilità e amministrazione;

• i Direttori, gli economi e i confratelli prestino la dovuta attenzione alla compilazione puntuale della loro prima nota e del rendiconto personale per favorire una contabilità sempre aggiornata.


b) Nel prossimo triennio il Consiglio Provinciale verifichi l’opportunità di costituire o avvalersi di un “ufficio di progettazione”, che possa far conoscere e/o elaborare progetti che consentano, alle Opere della Provincia, l’accesso a finanziamenti da enti pubblici e privati.


c) Il Consiglio Provinciale costituisca la prossima Commissione economica di cinque confratelli, designati in base ad una consultazione a livello provinciale. Al fine di far crescere competenze in ambito amministrativo, la stessa Commissione, al suo interno, individui due confratelli con il compito di affiancare maggiormente l’economo provinciale.


d) Relativamente ai contributi delle Opere, il Consiglio Provinciale continui nella sensibilizzazione di una contribuzione volontaria, coinvolgendo anche i CdO o i CPP, anche sulla base di progetti mirati di Congregazione.


e) Nella programmazione dell’esercizio annuale il consiglio provinciale presenti le modalità e i progetti di utilizzo della CdB.


f) Circa gli anziani, si riconferma quanto detto nel Capitolo Provinciale 2006, 1.3.6: “Gli anziani, autosufficienti ed ancora desiderosi di essere operativi, vengano favoriti nelle loro scelte con attività opportune e gratificanti. Quando si costatasse l’impossibilità di un’accoglienza dignitosa in comunità, i confratelli siano accolti in una casa adeguatamente attrezzata, e possibilmente posta nel territorio di residenza, con cui venga stipulata una convenzione. La Provincia sosterrà almeno parzialmente le spese del ricovero”.

Sarà cura del Provinciale verificare che la presenza di confratelli anziani, bisognosi di attenzioni particolari, non condizioni eccessivamente la vita apostolica e comunitaria.


g) Il Provinciale relazioni al prossimo capitolo circa l’uscita dalla Congregazione di confratelli in questi ultimi anni, mettendo in risalto eventuali difficoltà vissute dagli stessi all’interno della Congregazione.


h) Il Provinciale continui ad accompagnare con cammini formativi i giovani confratelli da poco inseriti nelle opere.




Consulta speciale 2009 - Documento finale (.doc - 62 kb)
 
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